Equivalenze: quattro app per il calcolo di formule e indici medici e un ebook

Dr Geek, Equivalenza| A cura della Redazione

SEMPRE PIÙ PRESENTI NELLA TASCA DEL MEDICO, GLI SMARTPHONE SONO ORAMAI STRUMENTI IRRINUNCIABILI ANCHE (SOPRATTUTTO?) PER LE APPLICAZIONI CHE SUPPORTANO.

La buona notizia è che, secondo uno studio pubblicato sul Journal of Medical Internet Research, le app di calcolo utilizzate nella pratica del medico sono anche molto affidabili, 1240 test e un tasso di accuratezza del 98,6%, che per CliniCalc, Calculate e MedCalc (le recensioni le trovate nelle pagine successive) sale al 100%.


CliniCalc

La prima schermata della app riporta i vari distretti anatomici, ognuno dei quali ha una differente lista di formule, punteggi, classificazioni, presentati in ordine alfabetico.

Cliccando su “Cerca” avremmo la lista generale delle formule raccolte in CliniCalc (più di 220 in totale).

Accanto al nome di ciascuna formula (o indice, punteggio, scala di valutazione), cliccando sul pulsante “i”, è disponibile una sua breve descrizione.

Le formule più utilizzate potranno essere salvate nella sezione “preferiti”, e quelle adoperate più di recente saranno automaticamente salvate nella Cronologia della app, in modo da ritrovarle facilmente alla sua riapertura.

È disponibile in una versione gratuita (limitata quindi solo ad alcune formule), mentre la versione “full” costa 4,99 €. Disponibile, per ora, solo per i dispositivi iOS.


Calculate by QxMD

Interfaccia pulita con menu espandibili per ogni specialità medica, o con la possibilità di vedere tutte le formule e i convertitori in ordine alfabetico (ce ne sono più di 250).

Per ognuna delle formule/ punteggi/ecc., cliccando su “Info” nella schermata in alto a destra si apre una pagina descrittiva sull’uso dello strumento con i riferimenti bibliografici relativi al suo sviluppo e validazione.

Cliccando su “View abstract” è possibile leggere gli articoli (dovete però scaricare un’altra app “Read by QxMD”).

Anche per Calculate è possibile salvare le formule preferite (per farlo, tenere premuto qualche secondo sul nome del calcolatore da salvare) e accedere a quelle utilizzate più di recente.

È interamente gratuita.


MedCalc

Presente in due versioni (base e pro, quest’ultima al prezzo di 4,99 €), la versione a pagamento permette di salvare dei “Profili” dei pazienti, funzionalità fino ad ora mai incontrata nelle precedenti app.

Nella sezione “Info” di ciascuno strumento c’è una breve descrizione e il link ai riferimenti bibliografici direttamente a PubMed. Un’altra funzione utile è la segnalazione in rosso di valori fuori range e la possibilità di resettare tutti i campi riempiti per cominciare da capo semplicemente “scuotendo” il device. Altre funzionalità utili supportate dalla app: la possibilità di inserire delle note per ogni formula e punteggio ottenuto e la possibilità di inviare il risultato via mail.

Come per le altre, è disponibile una sezione “Favoriti” e una cronologia delle ultime formule utilizzate.


Univadis calcolatori medici

L’accento posto sulla medicina basata sulle evidenze e sulla rilevazione ed eliminazione degli errori medici aumenterà la necessità di usare strumenti interattivi di supporto decisionale. I calcolatori medici trasformano i dati della letteratura di base e della ricerca clinica in strumenti interattivi facili da usare. Sono presenti criteri clinici, equazioni mediche e convertitori di dosi unitarie per tutte le aree professionali.

Riempiendo dei campi predefiniti, l’utente ottiene un risultato/punteggio che può aiutarlo nella sua pratica medica. Il calcolatore è accompagnato da note descrittive a supporto dell’interpretazione del punteggio ottenuto e da una descrizione della formula utilizzata per il calcolo.

L’app comprende 72 calcolatori ricercabili per parole chiave e/o per specializzazione partendo dalla “Area di superficie corporea (metodo Du Bois)” fino alla “Valutazione della tossicità dell’acetaminofene (paracetamolo)”.


Quando l a comunicazione è diseguale

“Sono andata al Pronto Soccorso perché il mal di pancia era bruttissimo, strano. A quasi sessant’anni uno di mal di pancia ne ha avuti, di vario genere, compresi i figli. E non si sbaglia. Erano le nove del mattino. Non ho dovuto aspettare molto. Il medico avvicinandosi mi ha detto che c’era molta influenza intestinale in giro, ma gli ho detto che non poteva essere. Poi ho capito che voleva tastarmi la pancia e gli ho bloccato le mani. “Mi fa troppo male”. “Se non le va, poteva starsene a casa” […] I linguisti la chiamano comunicazione diseguale. Si trova soprattutto in certi ambienti: l’ospedale, la scuola, il tribunale (la caserma…). Ma anche in tante famiglie in cui le cose non vanno come dovrebbero. Diseguale perché in quegli ambienti le persone non hanno lo stesso potere, e tutto ciò che accade ne risente. Anche quello che viene detto. E fatto. È per questo che quando il medico per due volte mi ha detto che se non mi andava così potevo tornarmene a casa io non gli ho detto di vergognarsi, non ho chiamato il primario, altri medici, gli alpini, o che so io.
Non l’ho fatto perché stavo male, perché ero preoccupata, impaurita, perché c’era un’infermiera disadatta come il medico, che non è intervenuta e si è fatta gli affari suoi, regola d’oro ovunque. Ero, come quasi tutti i malati, in una situazione di grande svantaggio.
Questa è la comunicazione diseguale. Come può succedere una cosa del genere, e in posti così importanti per la nostra società? È molto semplice. Prendiamo l’ospedale. Alcuni ci lavorano, magari da tanto tempo, e più il tempo passa e più pensano davvero che quel posto sia loro, che quella gente che arriva lì per essere visitata e curata sarebbe anche una bella cosa che non arrivasse per niente.
Intanto sono troppi, poi sono dei perfetti estranei, hanno i parenti, vogliono ciò che non si può o non si vuole fare. Invadono uno spazio non loro. Ma il mondo dell’ospedale (come quello della scuola) ha imparato a difendersi: lo spazio lo presidia, il tempo te lo concede quando e come vuole, ti parla quando e come vuole.
Nella comunicazione diseguale si riscontra in particolare uno sbilanciamento nel possesso dello spazio, del tempo, della lingua. Le altre cause di diseguaglianza sono banali: tu, medico o infermiere, stai bene, hai il camice e ti muovi in uno spazio che conosci bene, io sto male, anche molto male, sono solo, e non soltanto non ho il camice, ma per forza di cose mi hanno tolto anche i vestiti, tutto mi è estraneo e mi spaventa.
Tu puoi muoverti, e mi giri attorno guardandomi dall’alto, e io sto qua, distesa, e ti guardo dal basso in alto, come il più derelitto dei bambini. Sono spaventato, confuso. Puoi farmi quello che vuoi.
Attore comunicativo passivo, debole, soggetto a pressione psicologica.
Ma come può succedere una cosa del genere? L’ospedale non è di tutti? Un luogo pubblico in cui ciascuno ha un ruolo di reciproca utilità, nel pieno rispetto di tutti? Io, malato, non sono forse la vostra ragione d’essere, caro dottore e caro infermiere?”.

Quello di Lucia Fontanella è un libro diretto, a volte duro, che non fa sconti. 132 pagine dopo le quali il lettore sarà più consapevole del linguaggio usato, perché un medico o un infermiere che parla di una “punturina” o di un “tagliettino” non sta comunicando in maniera adeguata, ma sta ricorrendo a una infantilizzazione del linguaggio, che, ancora una volta, mette l’interlocutore (il paziente) in una posizione subordinata e non gli conferisce l’adeguata dignità di “persona”. Da leggere e da far leggere a studenti e a medici (e infermieri) in formazione o già formati.

Ebook di Lucia Fontanella, edizione Il Pensiero Scientifico, 2011.

Last modified: 3 luglio 2017