medicina di genere

Medicina di genere: quando l’equivalenza non genera equità

Equivalenza| A cura della Redazione

Fin quando i ricercatori considereranno gli uomini come la norma, la cura medica offerta alle donne continuerà ad essere compromessa.

Costruzione complessa determinata da ruolo e ambiente sociale, comportamenti, valori, attitudini, il “genere” partecipa alla creazione delle differenze fra uomo e donna, oltre a quelle che sono le evidenti differenze anatomiche.

La pratica medica, da millenni teorizzata da uomini per uomini e con uomini, ha sofferto a lungo di un “bias di genere”, particolarmente evidente nella ricerca farmacologica, dove il pregiudizio ad excludendum della donna era basato su:

  1. cecità di genere (gender blindness), ossia sull’assunto che, al di là della sfera sessuale, l’uomo e la donna fossero molto simili;
  2. fattori di tipo etico, suggeriti dalla preoccupazione di esporre a rischi di tossicità donne potenzialmente fertili, procurando danni a tessuti fetali;
  3. difficoltà nell’arruolamento e nel mantenimento delle donne negli studi clinici, a causa delle continue variazioni dei parametri fisiologici della donna, dovuti anche alle fluttuazioni ormonali, la cui complessità ciclica mal si adatterebbe ai modelli standard tradizionali degli studi sperimentali. La cosiddetta “variabilità femminile” è, invece, una chiara espressione della complessità della realtà clinica;
  4. resistenza delle donne a partecipare a studi clinici, dovuta, probabilmente, alle difficoltà connesse al ruolo della donna nella società.

Ma se un farmaco o un presidio medicochirurgico non è espressamente testato sulle donne non esiste modo di conoscere quali saranno le reali condizioni di efficacia e di sicurezza su di loro, se non nel periodo successivo all’introduzione del farmaco sul mercato.

Per questo motivo il rischio che le donne abbiano ricevuto in passato (e in alcuni casi ricevano anche oggi) terapie inadeguate è un rischio reale.

Attualmente, infatti, molte delle lineeguida sono basate su studi condotti prevalentemente negli uomini adulti e ciò determina una minore appropriatezza della cura nelle donne rispetto agli uomini.

Disuguaglianze e iniquità di genere sono presenti in svariati ambiti clinici, dall’oncologia alla cardiologia, e si fanno più sostanziali quanto più aumenta la povertà. Non secondario aspetto della medicina di genere è proprio la capacità di accesso ai servizi. È ampiamente dimostrato che un disagio socioeconomico riduce la probabilità di sottoporsi ai controlli necessari e che il genere femminile ha meno accesso ai servizi sanitari rispetto a quello maschile.

Parlare di una “prospettiva di genere” in medicina non è una perifrasi per indicare l’attenzione alla salute delle donne, significa includere le relazioni di genere nel punto di vista da cui si osserva la scienza medica: anche gli uomini possono essere svantaggiati in termini di salute dai loro ruoli di genere.

Per esempio, la salute emotiva degli uomini è scarsamente oggetto di ricerca e di pratica: “Particolarmente rilevante è l’esempio della depressione che è spesso causa di ideazione e comportamenti suicidari, e il numero dei suicidi, nella maggior parte dei Paesi occidentali, compresa l’Italia, è maggiore tra gli uomini, forse anche a causa di una ridotta diagnosi di depressione negli uomini.”¹

Come mostrato nella Tabella 1, negli anni si è assistito a un miglioramento del problema della sottorappresentazione delle donne nelle sperimentazioni cliniche, anche se la loro presenza negli studi di fase I e II (quelli cioè in cui si studia la farmacocinetica, si stabilisce la dose, si evidenziano gli effetti avversi dosedipendenti, e si mostrano i primi dati sull’efficacia) rimane carente.

Tabella 1. Studi di fase I che hanno reclutato donne nel periodo 2005-2006 divisi per categorie terapeutiche

Categoria terapeutica% degli studi che includono le donne% delle donne arruolate
Anestetici, analgesici e antireumatici8833,8
Farmaci per il sistema cardiovascolare e renale54,527,8
Farmaci gastrointestinali6043,8
Metabolismo e sistema endocrino65,536,4
Sistema nervoso36,433,2
Malattie mentali67,926,2
Oncologia76,934,2
Sistema respiratorio ed allergie41,724,9
Modificata da Pinnow et al.2 

 

USO DEI FARMACI E GENDER BIAS

Stando agli ultimi dati presentati dal Rapporto sull’Uso dei farmaci in Italia, le donne sono le maggiori consumatrici di farmaci. Nella fascia di età 15-64 anni, la prevalenza d’uso è maggiore del +8% nelle donne rispetto agli uomini. Nonostante la loro più lunga aspettativa di vita, le donne infatti si ammalano di più, guadagnano quindi anni di vita in disabilità, laddove gli uomini guadagnano anni di vita in salute. Altri fattori che determinano questo aumento nel consumo dei farmaci sono:

  • la maggiore prevalenza di sintomatologie dolorose (emicrania, dolori muscoloscheletrici)
  • le donne sono più povere e la relazione inversa tra povertà e salute è ben nota
  • i profondi mutamenti del ruolo sociale della donna hanno fatto sì che essa abbia acquisito comportamenti “non salubri”, come l’abitudine al bere e al fumo
  • il maggior numero di donne nella popolazione anziana
  • la tendenza a medicalizzare gli eventi fisiologici della vita della donna (mestruazioni, gravidanza, menopausa)
  • un maggior ricorso al medico da parte della donna rispetto all’uomo e una altrettanto maggiore tendenza del medico a trattare le donne piuttosto che gli uomini con lo stesso quadro clinico (sovra-trattamento delle donne e un sotto-trattamento degli uomini³).
MALATTIE PER LE QUALI LE DONNE PRESENTANO UNA MAGGIORE PREVALENZA RISPETTO AGLI UOMINI SONO:
Diabete +9%
Cataratta +80%
Ipertensione arteriosa +30%
Patologie della tiroide +500%
Artrosi e artrite +49%
Osteoporosi +736%
Calcolosi +31%
Cefalea ed emicrania +123%
Depressione e ansia +138%
Alzheimer +100%
Allergie +8%

 

Effetti avversi

La maggiore prevalenza d’uso dei farmaci nella popolazione femminile si traduce in un altro primato, quello relativo al maggior rischio di sviluppare eventi avversi (ADE). Secondo lo studio di Pirmohamed et al.? il 59% dei ricoveri ospedalieri dovuto a ADE è a carico dalle donne. Questo è uno degli effetti della esclusione dai trial clinici, ma anche, come abbiamo detto, della maggior presenza di donne anziane rispetto agli uomini anziani, del maggior ricorso alla “politerapia” nella popolazione femminile rispetto a quella maschile, e di una particolare suscettibilità femminile ad alcune reazioni avverse. L’obiettivo rimane quello di curare la persona al meglio, maschio o femmina che sia. Perché se è vero che la medicina di genere nasce dall’evidenza dell’esclusione delle donne dalla ricerca e dalla pratica clinica, “inforcare gli occhiali di genere” è indispensabile se si vuole garantire l’equità nell’assistenza sanitaria.

Ricerca e prospettiva di genere
Davanti a un nuovo studio, tieni sempre a mente questa checklist:

  1. Ci sono pregiudizi di genere inerenti l’ipotesi dello studio?
  2. L’inclusione o l’esclusione delle donne come partecipanti allo studio è pertinente/ adeguata?
  3. L’analisi dei dati presenta correttamente i risultati in base al sesso?
  4. I risultati degli studi che escludono i gruppi come donne, bambini, o anziani, possono essere generalizzati e applicati a quei gruppi?

BMC women’s health si occupa di tutti gli aspetti di salute delle adolescenti e delle donne, con una particolare attenzione alla prevenzione, la diagnosi e la gestione dei disturbi della fertilità e delle malattie di origine ginecologica e del seno.

 

BIBLIOGRAFIA

  1. Franconi, Campesi, Farmacologia di genere. Bollettino SIFO 2011; 3:157-174.
  2. Pinnow E, Sharma P, Parekh A, et al. Increasing participation of women in early phase clinical trials approved by the FDA. Womens Health Issues 2009; 19: 89.
  3. Hamberg K, Risberg G, Johansson E. Male and female physicians show different patterns of gender bias: a paper-case study of management of irritable bowel syndrome. Scand J Public Health 2004; 32: 144.
  4. Pirmohamed M, James S, Meakin S, et al. Adverse drug reactions as cause of admission to hospital: prospective analysis of 18.820 patients. BMJ 2004: 329: 15.

Last modified: 3 luglio 2017