telemedicina

Telemedicina: curare da lontano?

Distanza|

Nel 2010 Steven H. Landers, della Cleveland Clinic, in un editoriale sul New England Journal of Medicine dal titolo “Why Health Care Is Going Home”¹ ha elencato i 5 punti chiave che hanno reso possibile (e necessario) lo sviluppo delle cure domiciliari:

1. la modificazione della struttura della popolazione, sempre più composta da anziani e “molto anziani”
2. l’aumento di malattie croniche;
3. i progressi nel campo della tecnologia;
4. l’elevato impiego di risorse sanitarie;
5. i costi sempre in aumento dell’assistenza sanitaria.

Così, se fino a pochi anni fa il cardine dell’attività del medico era rappresentato dal trattamento delle patologie acute, le modifiche della popolazione hanno comportato l’esigenza di prendersi cura di un grande numero di anziani affetti da patologie croniche spesso in comorbilità.

Di fronte a mutamenti di questo tipo, che coinvolgono la rete dei servizi ospedalieri ed extra-ospedalieri, solo una strategia a lungo termine di integrazione tra tecnologia e organizzazione sanitaria, con un particolare riguardo rispetto all’appropriatezza organizzativa, può davvero pagare.

Quello delle patologie croniche sul Servizio Sanitario Nazionale è un impatto difficile: diabete, BPCO e insufficienza cardiaca assorbono ogni anno 18 miliardi di euro, cioè il 13% di tutta la spesa sanitaria pubblica (ISTAT 2009).

Dal punto di vista dei pazienti, le cose non sembrano andare meglio “in ospedale”: degenze prolungate possono determinare, soprattutto nei più anziani e fragili, perdite funzionali e scompensi psicofisici dovuti all’allontanamento dai contesti di vita abituali.

Senza dimenticare che la maggior parte delle patologie cronico-degenerative non richiede un ricovero ospedaliero, ma un attento e costante controllo clinico che può essere fatto sul territorio o direttamente a domicilio dei pazienti. In questo contesto le tecnologie digitali (ci riferiamo qui a teleassistenza e al monitoraggio remoto) possono contribuire al miglioramento dei servizi in sanità sia elevando la qualità dell’assistenza, sia favorendo la riconversione e qualificazione della spesa attraverso la dematerializzazione o digitalizzazione di alcune forme dell’assistenza.

Definita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) come “parte integrativa di sistemi di telecomunicazione nella promozione della salute pubblica” la telemedicina nasce nel secolo scorso, alla fine degli anni ’60, dalla necessità della NASA di monitorare i parametri fisiologici degli astronauti, passando negli anni successivi a indicare tutti quei servizi sanitari a distanza che permettono la trasmissione in tempo reale di informazioni cliniche ed immagini tra medico e paziente o tra specialisti.

Oggi il termine generico “telemedicina” comprende vari ambiti: dal telemonitoraggio alla telediagnosi, dal teleconsulto alla gestione remota delle procedure (ad esempio, la telechirurgia), alla teleriabilitazione.

Il telemonitoraggio, in particolare, consiste in un servizio avanzato che prevede la possibilità di fornire assistenza al paziente, presso il proprio domicilio o presso una struttura residenziale protetta, attraverso la valutazione telematica di parametri clinici rilevati a distanza mediante l’utilizzo di opportuni kit di strumenti che inviano i dati rilevati ad una centrale di riferimento e da questa, in base ai protocolli attivati, agli operatori sanitari – MMG, medici di Pronto Soccorso (PS), medici specialisti – referenti dei pazienti in osservazione.

Il telemonitoraggio domiciliare sembra essere uno strumento utile e promettente nella gestione delle patologie croniche e nella valutazione delle possibili emergenze: fornisce dati accurati e tempestivi, aumenta l’empowerment del paziente nella gestione della propria patologia, aumentando anche la soddisfazione e la qualità di vita, diminuisce il numero dei ricoveri, di riacutizzazioni e di conseguenza riduce l’impatto di queste patologie sui costi del sistema sanitario.

Tuttavia, è necessario preparare il terreno per favorire la consapevolezza, la fiducia e l’accoglienza della tecnologia, condizioni senza le quali non riesce un passo importante: “umanizzare” cioè la relazione “a distanza”. In realtà, come sostiene Giancarlo Gensini (Presidente della Società Italiana di Telemedicina e Sanità Elettronica) il rapporto del medico con il paziente “non dovrebbe cambiare e i medici non dovrebbero mai rinunciare alla loro umanità nel prendersi cura delle persone che soffrono. Davanti al monitor di un computer ci dovrebbe sempre essere un professionista della salute, con il suo cuore e la sua anima. Occorre riaffermare in modo forte il primato della clinica e dell’atto medico, fatto di diagnosi, terapia ed umanità, sulla tecnologia, anche la più avanzata ed innovativa, che non deve mai prendere il sopravvento ma essere utilizzata come potente leva moltiplicatrice della nostra professionalità.” 2

Quella necessaria è anche una “rivoluzione culturale”: attraverso una diffusa e chiara informazione di tutti i cittadini (che siano pazienti, operatori sanitari, amministratori, decisori politici), occorre aumentare la consapevolezza delle potenzialità offerte da una sanità tecnologicamente avanzata ed innovativa.

Continua Gensini: “Secondo i risultati del Whole System Demonstrator Programme³, il più grande studio mai realizzato, recentemente pubblicato sul British Medical Journal, su 6200 pazienti inglesi affetti da patologie croniche come diabete, insufficienza cardiaca o BPCO seguiti in teleassistenza si è registrata una riduzione del 45% nella mortalità e del 20% in ricoveri al Pronto Soccorso.

Risultati altrettanto positivi emergono da un’importante metanalisi pubblicata sulla Public Library of Science (PLOS) nel 2012 e intitolata “Telemedicine application in the care of diabetes patients: systematic review and meta-analysis”.4

Quindi, sebbene i risultati degli studi che hanno valutato queste funzionalità frutto delle ricerche in telemedicina sono incoraggianti, in alcuni casi i dati ottenuti non sembrano essere pari alle aspettative. Cosa condiziona l’utilizzo di questi nuovi “strumenti”? Il punto nevralgico per l’innovazione sembra essere, almeno in questo ambito, nella fiducia che il paziente ripone nelle funzionalità digitali…

Come ogni anno il Trust Barometer, indagine condotta da Edelman, misura la fiducia e la credibilità di cui godono istituzioni, governi, media e aziende presso l’opinione pubblica. Dall’indagine emerge senza ombra di dubbio che la base di un percorso di innovazione è rappresentato dalla fiducia: quanto più una nazione ha un indice di fiducia alto tanto più alta sarà l’accettazione della tecnologia e dell’innovazione.

“La fiducia continua a essere il sentimento fondante i rapporti e i contratti tra esseri umani. La fiducia è la matrice essenziale della società. Senza di essa il cambiamento e lo sviluppo virtuoso semplicemente non sono possibili”.5

Ma se fiducia sarà, dovrà essere ben riposta: qualche settimana fa, e sempre sul New England Journal of Medicine, Jeremy M. Kahn nel suo “Virtual Visits – Confronting the Challenges of Telemedicine”?ci fa sapere che, almeno negli Stati Uniti, la telemedicina è diventata “mainstream” dal momento che quasi la metà degli ospedali degli Stati Uniti riferisce di utilizzarne i programmi.

Eppure ci sono ancora molte sfide da affrontare: una su tutte, la carenza di dati: “We need more research demonstrating that telemedicine improves patient-centered outcomes and that it can do so efficiently – not just for individual encounters but at the population level, without leading to overuse.”

Solo basandosi su dati solidi potremmo essere sicuri del fatto che le cure sanitarie offerte non siano solo diverse e più moderne, ma soprattutto migliori.

Leggi anche sullo stesso argomento Telemedicina: l’esperienza di Doctor Plus.

BIBLIOGRAFIA

1. Landers SH. Why Health Care is going home. N Eng J Med 2010; 361: 18.
2. Gensini G. Prove tecniche di digitale: ecco come la sanità elettronica sta cambiando il Servizio Sanitario. CARE, Costi dell’assistenza e risorse economiche. Gennaio-Febbraio 2014
3. Henderson C, Knapp M, Fernández JL, et al. Cost effectiveness of telehealth for patients with long term conditions (Whole Systems Demonstrator telehealth questionnaire study): nested economic evaluation in a pragmatic, cluster randomised controlled trial. BMJ
2013; 346:f1035 DOI: http://dx.doi.org/10.1136/bmj.f1035
4. Marcolino MS, Maia JX, Alkmim MBM, et al. Telemedicine Application in the Care of Diabetes Patients: Systematic Review and Meta-Analysis. PLOS One, November 8, 2013. DOI: 10.1371/ journal.pone.0079246
5. Felicia Pelagalli. Per innovare ci vuole fiducia. Wired, 12.02.2015.
6. Kahn JM. Virtual Visits – Confronting the Challenges of Telemedicine. N Engl J Med 2015; 372:1684-1685.

Per saperne di più

Ministero della salute. Telemedicina Linee di indirizzo nazionali, 2014.
Agenda digitale. Progressi e ostacoli della Telemedicina in Italia, 9 Marzo 2015.

Last modified: 4 luglio 2017