astronauti

Su un altro pianeta

Distanza|

Sono scelti tra le persone più sane del mondo e non dovrebbero prendersi neanche un raffreddore: parliamo degli astronauti. Controllati minuto per minuto da un’équipe medica che più distante non potrebbe essere. In realtà, i programmi della medicina aerospaziale sono molto… terraterra: cercano soluzioni ai problemi di salute individuale, perseguono obiettivi di prevenzione di popolazione, studiano l’applicazione delle tecnologie satellitari al monitoraggio della sanità mondiale…

In ogni campo dello scibile e dell’arte, la fantasia italiana ha sempre precorso i tempi lanciandosi oltre il muro dell’ovvio e rassicurante mondo delle mode e delle certezze del momento ed ecco perché la ricerca spaziale italiana data ormai da oltre sessant’anni.

Intorno al 1950 il Prof. Aristide Scano sviluppava una serie di apparecchiature estremamente innovative e tuttora attuali, sia pure con la miniaturizzazione e le migliorie tecnologiche attuali, come l’asse di sub gravità – che riduce il peso corporeo in misura quantificabile e quindi allena alla deambulazione in assenza di peso ma oggi trova anche piena applicazione nella riabilitazione del paziente paraparetico e/o obeso – e il piano rotante su tre assi indipendenti e casuali, antenato dell’attuale 3D-RPM (three-dimensional random positioning machine) ampiamente utilizzato per la simulazione a terra dell’assenza di peso in campioni biologici di piccole dimensioni.

E in quegli stessi anni il Prof. Mario Strollo, mio padre, si dedicava da medico allo studio dei risvolti psicologici del volo aereo e spaziale gettando le basi sia della medicina preventiva sia dei criteri di selezione, addestramento e verifica periodica di piloti/astronauti ai fini della sicurezza del volo (argomento quanto mai attuale oggi) e dell’idoneità al lavoro d’équipe in ambienti confinati (oggi indispensabile alle missioni di lunga durata in programmazione fino a Marte ed oltre).

Da allora sono stati fatti passi da gigante e tante conquiste tecnologiche sviluppate per lo spazio ci facilitano ogni giorno la vita: codici a barre, orologi al quarzo, penne a sfera in grado di scrivere verso l’alto, in acqua o sul vetro, satelliti per comunicazione, computer sempre più piccoli e leggeri, tecniche di imaging, apparecchiature senza fili, rivestimenti per occhiali anti-graffio e anti-abbaglio, superfici anti-aderenza oggi utilizzate ampiamente in cucina per le nostre padelle e tanto altro ancora…

Tutto ciò dimostra che per superare i preconcetti è irrinunciabile mantenere viva nella nostra mente la fantasia del bambino e la voglia irrefrenabile di rompere gli schemi tipica dell’adolescente, ma al tempo stesso incanalarle nei binari del rigore scientifico e della capacità di mediare di ogni adulto maturo.

Un preconcetto tipico di oggi, che la medicina spaziale ci ha insegnato a contrastare, è che l’invecchiamento comporti alterazioni irreversibili che preludono alla dipendenza e provocano angoscia. Perché? Perché nello spazio l’organismo umano va incontro in brevissimo tempo ad adattamenti fisiologici tipici dell’invecchiamento ma al ritorno a Terra torna gradualmente alla normalità. Quindi gli astronauti non invecchiano più velocemente nello spazio ma modificano le proprie funzioni e strutture per sopravvivere in un nuovo ambiente. Tale fenomeno, se confrontato alle condizioni terrestri, ricorda l’invecchiamento.

Pertanto solo grazie alla ricerca spaziale abbiamo potuto studiare in modalità reversibile i processi alla base dell’invecchiamento a Terra, rivelandone così i meccanismi e identificando gli errori da evitare nella nostra vita quotidiana per mantenere l’efficienza psico-fisica il più a lungo possibile. Inoltre, studiando i meccanismi in assenza dell’interferenza gravitazionale, abbiamo potuto anche riscrivere alcuni capitoli della fisiologia umana.

La gravità è la forza che trattiene sulla terra e che consente alle stelle e ai pianeti di tracciare il loro quotidiano percorso nell’universo. Essa si misura in unità “G” e sulla Terra viene definita pari a 1 G e un razzo, per abbandonare il campo d’attrazione terrestre, deve raggiungere una velocità superiore a 40.000 km/h sviluppando accelerazioni fino a 5-6 G. Sulla luna, invece, la gravità è pari 1/6 G perché il diametro del pianeta è circa un quarto di quello terrestre e quindi sarebbe facile saltare dieci volte più alto che a Terra. Su Marte, quando ci arriveremo, troveremo una gravità pari a 1/3 G quindi anche lì salteremo più in alto che a Terra ma meno in alto che sulla luna. Del resto pochi si rendono conto di quanto la gravità condizioni quotidianamente il nostro aspetto, fino al punto che oggi la sedentarietà è diventata sinonimo di “futura malattia”…

Come si può immaginare, la medicina spaziale è in continua, turbolenta evoluzione, non tanto per i dati acquisiti in volo, necessariamente limitati per il basso numero di soggetti esaminabili in ogni missione, quanto per la possibilità via via crescente di verifica in volo di quanto osservato preliminarmente in condizioni omogenee e controllate di simulazione a Terra su volontari sani per la fisiologia umana e su modelli cellulari, tissutali e animali per la biologia. È anche vero però che nessuna simulazione sarà in grado di riprodurre appieno sia la totale mancanza di esposizione alla forza di gravità sui tre assi di rotazione sia l’effetto dell’ambiente confinato ed esposto a radiazioni cosmiche. Perciò, se da un lato le simulazioni offrono un contributo stimolante e continuativo all’evoluzione delle nostre conoscenze in ambito fisiologico, gli studi condotti in volo sono gli unici in grado di predire la risposta delle future generazioni ai viaggi interstellari e alla permanenza su nuovi pianeti.

Tenterò ora di offrire una panoramica semplificata che, proprio perché tale, spera di stimolare la curiosità dei colleghi e indurre alcuni di essi a partecipare ai congressi annuali dell’AIMAS (www.aimas.it ) per conoscere cosa bolle in pentola e – per i più intraprendenti – tentare di lanciare un esperimento in orbita partecipando ai bandi nazionali (www.asi.it ) e internazionali (www.esa.int ).
Quali sono le principali strutture degli astronauti interessate dal volo spaziale e quali modifiche comporta quest’ultimo su di esse?

Fortunatamente, al rientro a Terra degli astronauti, i fenomeni descritti sembrano tornare alla norma, anche se con tempistica variabile in base ad organo, funzione e individuo. Grazie alla continua evoluzione della tecnologia, poi, nei decenni a seguire le velocità di percorrenza interplanetaria attuali saranno sicuramente superate e, pertanto, per le future colonie spaziali sarà più utile evitare di cercare soluzioni per il rientro e sviluppare sistemi di sopravvivenza al di fuori della Terra, ove l’organismo si adatterà splendidamente a una frazione di G diversa da quella per noi abituale ma costantemente tale e quindi “normale”.

Felice Strollo, Docente del Corso di Perfezionamento in Nutrizione e Benessere Dipartimento di Scienze Farmacologiche e Biomolecolari Università di Milano

Last modified: 4 Luglio 2017