antibiotico-resistenza

Antibiotico-resistenza e infezioni ospedaliere

Resistenza| A colloquio con Claudio Viscoli

La medicina moderna sarebbe impossibile senza antibiotici, la maggior parte delle procedure chirurgiche che oggi riteniamo quasi routinarie, ma anche molte terapie mediche, come le chemioterapie antitumorali e i trapianti di cellule staminali, sono possibili solo a patto di ridurre “drammaticamente” le capacità di difesa del paziente contro le infezioni. L’allungamento della vita, il miglioramento del tasso di sopravvivenza in moltissime malattie passa proprio attraverso questa riduzione delle difese anti-infettive.

“Se ci fosse un Nobel per la capacità di sopravvivenza, questo andrebbe assegnato ai microrganismi batterici.”

Ma è per lo stesso motivo che negli ospedali abbiamo a che fare con quelle che sono chiamate Infezioni Correlate con le pratiche Assistenziali (ICA) e che spesso vengono confuse con le Infezioni nosocomiali od ospedaliere.

Fino a qualche tempo fa, queste ICA erano dovute a microrganismi sensibili agli antibiotici. Da un po’ di tempo a questa parte la fonte da cui scaturivano nuovi antibiotici si sta inaridendo. Soltanto in Europa e negli Stati Uniti ogni anno 50.000 persone muoiono a causa di infezioni da microrganismi resistenti agli antibiotici e le previsioni a 30 anni sono preoccupanti.

Secondo recenti stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), se non si metteranno in atto misure di contenimento, i “superbug” (germi che sono diventati resistenti a tutti gli antibiotici e da cui dunque non possiamo più difenderci) saranno, nel 2050, la principale causa di morte.

“Secondo l’OMS se non si metteranno in atto misure di contenimento, nel 2050 i superbug saranno la principale causa di morte nel mondo.”

Le soluzioni? Procedure di buona pratica clinica, uso appropriato degli antibiotici introducendo il concetto di stewardship, ossia la possibilità di razionalizzare l’uso degli antibiotici, dando il farmaco giusto al paziente giusto, solo quando ne ha bisogno, al dosaggio giusto e per una giusta durata.

Per capire come intervenire al meglio, scegliendo le strade più efficaci, è necessario avere un quadro chiaro dello stato dell’arte, quadro che si può avere solo con una ricognizione puntuale, accurata e sistematica dei dati attraverso la disponibilità di registri epidemiologici.

Infine, è indispensabile che l’industria ci metta a disposizione nuovi antibiotici in grado di vanificare i meccanismi di resistenza. L’impegno costante nella ricerca e nell’innovazione in questo campo da parte sia delle industrie sia dei centri di ricerca è essenziale.

Sullo stesso argomento leggi anche Antibiotico-resistenza: nuove molecole in arrivo?  e Resistenza agli antibiotici: il ruolo del MMG.

Fonti:

  • WHO. Antimicrobial Resistance. Global Report on Surveillance. 2014
  • European Centre for Disease Control and Prevention. “Antimicrobial resistance surveillance in Europe”. 2013
  • European Centre for Disease Control and Prevention. 2007
  • ECDC Surveillance Report, Point prevalence survey of healthcare associated infections and antimicrobial use in European acute care hospitals, 2011-2012.

 

Claudio Viscoli, Professore Ordinario di Malattie Infettive, Università di Genova

Last modified: 4 luglio 2017