resistenza agli antibiotici

Resistenza agli antibiotici: il ruolo del MMG

Resistenza| A colloquio con Giacomo Milillo

Stando ai dati forniti dal progetto Ar-Iss per la sorveglianza della resistenza agli antibiotici dell’Istituto superiore di sanità, un primato in Europa l’Italia ce l’ha, e riguarda proprio l’antibiotico-resistenza, i cui livelli nel nostro paese si mantengono stabilmente al di sopra della media europea.

Sono sette i “sorvegliati speciali” patogeni per la sanità pubblica (Escherichia coli, Klebsiella pneumoniae, Pseudomonas aeruginosa, Streptococcus pneumoniae, Staphylococcus aureus, Acinetobacter ed enterococchi): il trend della resistenza agli antibiotici è in aumento soprattutto per quanto riguarda fluorochinoloni, cefalosporine di terza generazione e aminoglicosidi utilizzati per l’Escherichia coli e la Klebsiella pneumoniae.

In sostanza, la diffusione di ceppi di batteri resistenti agli antibiotici è più veloce della nostra capacità di trovare nuovi farmaci in grado di sterminarli. Capacità che si scontra con la insostenibilità della produzione di questi farmaci (costi della ricerca molto elevati, ritorno economico limitato se paragonato ai farmaci oncologici o a quelli per le malattie croniche).

Sono le stesse aziende farmaceutiche infatti che poste di fronte al paradosso di lanciare un nuovo antibiotico a cui si accompagnerà l’inevitabile raccomandazione “però usatelo il meno possibile” si scoraggiano: il rischio di non rientrare nell’investimento è alto.

Come fare allora per tentare di allungare la vita e l’efficacia degli antibiotici che già abbiamo? Abbiamo intervistato Giacomo Milillo che ci ha parlato dello stile di vita troppo efficientista del paziente e di medicina difensiva…

Sullo stesso argomento leggi anche Antibiotico-resistenza e infezioni ospedaliere  e Antibiotico-resistenza: nuove molecole in arrivo?

Last modified: 4 Luglio 2017