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Mobile health e app: l’orizzonte si avvicina

Dr Geek, Orizzonti| A cura di Cristina Da Rold

È innegabile che uno dei maggiori benefici dell’avvento di internet in ambito sanitario è la possibilità di rendere meno distanti chi ha bisogno di cure e chi le sa fornire. Qualcosa che oggi è ancora una sfida, un divenire, più che qualche cosa di compiuto. La parola chiave di questo numero è “Orizzonti” e in questo senso il filo rosso che ha determinato la scelta delle app qui proposte riflette uno dei principali orizzonti della cosiddetta mobile health (m-health): permettere ai medici di arrivare dove altrimenti non sarebbe possibile, non solo in termini di distanza chilometrica. Una prospettiva non individuale, ma di salute collettiva, nell’ottica di un accesso alle cure sempre più uguale.

Qui di seguito proponiamo 5 tentativi di accorciare questo “orizzonte”, fra app e infrastrutture digitali, alcune sviluppate in Italia.


Migranti e salute: una app per le emergenze

Il tema delle migrazioni è anzitutto un potenziale problema di salute pubblica. In questo senso a Crotone, in Sicilia è nata “Mesoghios”, una app realizzata da Intersos, un’associazione umanitaria italiana, con il sostegno della fondazione IBM nell’ambito del suo programma internazionale

Impact Grants, pensata per aiutare medici e operatori sanitari che si trovano a gestire quotidianamente l’emergenza. Si tratta di una app che permette ai medici di creare delle cartelle cliniche elettroniche dei migranti che visitano, creando un database condiviso e accessibile da qualsiasi specialista che in futuro avrà in cura il paziente, in qualsiasi stato.

E – soprattutto – in qualsiasi campo profughi. Dal punto di vista del migrante è un modo per non perdere lavoro prezioso e per permettere a queste persone di avere con sé le informazioni sanitarie che li riguardano, che spesso finiscono perse, mentre in una prospettiva di salute pubblica si tratta di un prezioso strumento epidemiologico di monitoraggio e raccolta dati.

Attualmente la app è in fase di sperimentazione.


Visitare in remoto: Yes you can

La possibilità di lavorare anche in remoto è una delle rivoluzioni indiscusse della rete. Basta pensare alla storia di Matt Mullenweg, già fondatore di WordPress e neofondatore di Automattic, dove ogni dipendente lavora autonomamente da dove preferisce in giro per il mondo. L’importante è essere connessi.

Evidentemente l’attività del medico non può sposare appieno questa filosofia, data la necessità di una relazione di cura anche personale, ma senza dubbio anche il medico può usufruire dei benefici di avere sempre il proprio “studio” in tasca, ovunque egli sia. Virtual practice for doctors fa proprio questo: consente al professionista di rimanere in contatto con i propri pazienti e di accedere ai dati sanitari che li riguardano dallo smartphone e altri dispositivi.

Non parliamo solo di cartelle cliniche: la app permette di mettere a punto sistemi di telemonitoraggio e di consultazioni video con i propri pazienti, fino alla possibilità di gestire l’agenda con gli appuntamenti.


Telemedicina per dispositivi mobili

Un altro importantissimo orizzonte per la medicina in rete è la telemedicina, in particolare la telediagnostica, la possibilità di visitare pazienti dall’altra parte del mondo, o che semplicemente non hanno la possibilità di allontanarsi dal proprio villaggio per farsi visitare.

Una delle app più interessanti per il telemonitoraggio dei pazienti e per consentire la consultazione a distanza fra un paziente e un medico specialista è Telemedicine for mobile devices, sviluppata recentemente da Blackberry e UST Global.

La app consente di automatizzare l’intero flusso di lavoro clinico di una consultazione medicopaziente: condividere informazioni sanitarie, cartelle cliniche, immagini, oltre alla possibilità di una consulenza video in diretta con gli specialisti. La app, ideata da Pavan Kumar, dell’Hiranandani Hospital di Mumbay, India, è stata testata su alcuni pazienti e specialisti in India e in Africa.


Telemedicina in carcere

Negli ultimi anni in Italia sono diversi gli esempi dell’uso della rete in ambito sanitario in contesto carcerario. Una visione nuova del carcere non più come un contesto separato, ma come un “reparto” sui generis del sistema sanitario territoriale. Nel maggio 2015 a Roma, presso il Carcere di Regina Coeli, è stata siglata una convenzione con l’Azienda ospedaliera San Giovanni Addolorata e la Asl A per la creazione di un sistema di telediagnostica, che rende il carcere appunto un “reparto” dell’ospedale a tutti gli effetti: tramite una dematerializzazione delle procedure con un software sviluppato dall’Ospedale, sono i medici della struttura infatti ad eseguire le refertazioni dei carcerati, e possono usufruire anche del consiglio dei colleghi specialisti degli altri reparti dell’ospedale. Un vantaggio enorme anche in termini di costi.

Un esempio simile lo si trova anche presso il carcere Don Bosco di Pisa, dove la Asl ha messo a punto un sistema di telemedicina interno, per ridurre anche qui anzitutto i costi e migliorare la gestione dei pazienti attraverso apparecchiature per la registrazione e la refertazione.

Un fattore chiave per la telemedicina è la rapidità della trasmissione delle informazioni. A Torino è nato da poco un servizio di telediagnostica medica per i detenuti, nato dal progetto sperimentale di Diagnostica Domiciliare realizzato grazie alla collaborazione dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria San Giovanni Battista e il Dipartimento di Sanità Pubblica della Facoltà di Medicina dell’Università di Torino. Il progetto consiste nella creazione di un’infrastruttura (fornita da Netgear) per la connessione wireless che permette ai detenuti di sottoporsi a esami clinici senza dover uscire dalla struttura penitenziaria, grazie a unità mobili attrezzate dei macchinari medici. In questo modo gli enti ospedalieri coinvolti possono ricevere gli esiti degli esami clinici effettuati dalle unità mobili, elaborarli e rispedire le diagnosi direttamente ai pazienti, senza che questi si rechino personalmente presso la struttura.


Imparare l’inglese medico con le app

Per i medici italiani la principale barriera per la piena fruizione delle innumerevoli opportunità che la rete offre in ambito professionale rimane l’inglese; sia per poter consultare le più importanti riviste scientifiche, che per aiutare chi anche in Italia non parla la nostra lingua, e in un momento di forti migrazioni come questo si tratta di una prospettiva tutt’altro che marginale.

Mosalingua Inglese Medico è la prima app pensata appositamente per medici e operatori sanitari che in soli 10 minuti di esercizio al giorno aiuta a migliorare il proprio inglese medico, senza bisogno di frequentare corsi dispendiosi soprattutto in termini di tempo, ma unicamente tramite smartphone. E soprattutto senza il bisogno di connessione internet. Una volta scaricata la app funziona anche offline.
Sono presenti 11 macro categorie e oltre 100 sotto categorie per un totale di 10 livelli.

 

Cristina Da Rold si occupa di giornalismo e comunicazione della scienza come freelance. Collabora con diverse testate, fra cui l’Espresso, Oggiscienza, Scienza in Rete e Wired. Fa parte del board di datajournalism.it e ha scritto per Il Pensiero Scientifico Editore il libro “Sotto controllo. La salute ai tempi dell’e-health” .

Last modified: 6 Luglio 2017