LADY GANGA - Nilza’s story

Oncologia e cinema: una storia senza confini

Dr Movies, Confini|

La storia fra oncologia e cinema nasce al di fuori dei confini italiani, e all’interno di quelli americani. È negli Stati Uniti infatti che, a partire dalla metà degli anni ’90, l’attenzione ai così detti “cancer movies” da parte di associazioni di pazienti e società scientifiche si fa sempre più rilevante, tanto da indurre l’American Society of Clinical Oncology a consigliare agli studenti delle scuole di specializzazione in oncologia la visione di alcuni film particolarmente significativi per il paziente.

Alcuni di questi film (come “The doctor” e “Wit” , a cui eColloquia ha dedicato ampio spazio nei numeri precedenti) sono quindi entrati direttamente a far parte del materiale educazionale per la formazione del giovane oncologo.

Grazie all’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) e a Luciano De Fiore (Dipartimento di Filosofia, Sapienza, Università di Roma) cinema e oncologia sono diventati materia di riflessione e di studio anche in Italia (“Il cancro sul grande schermo” ).

Già durante il congresso nazionale dello scorso anno, l’AIOM aveva dedicato una Sessione alla “Comunicazione in Oncologia attraverso la cinematografia”, e quest’anno, in occasione del Congresso Nazionale che si terrà a Roma il 28-30 ottobre 2016, la Sessione è stata ampliata e arricchita con un concorso. Il bando è stato chiuso il 31 luglio 2016 e i migliori cortometraggi italiani saranno premiati e mostrati al Marriott Park Hotel, nella giornata inaugurale di venerdì 28 ottobre, nella Sessione Speciale “Perché il cinema nella comunicazione in ambito oncologico”.

Due ore durante le quali non solo saranno premiati i tre cortometraggi selezionati dalla giuria sulla base di parametri di giudizio assai sfaccettati, ma si discuterà più in generale sul ruolo che il cinema può avere ai fini di una consapevolezza sociale più allargata della problematica oncologica, che – come ci ricorda Luciano De Fiore:

Non è soltanto clinica, ma riguarda moltissimi aspetti: dai rapporti interpersonali tra malati e familiari, tra malati ed équipe terapeutiche, ai rapporti all’interno della stessa équipe terapeutica, tanto più oggi che l’approccio alla patologia è largamente interdisciplinare e ha bisogno di molte competenze, oltre a quelle specifiche dell’oncologo: dal biologo molecolare all’anatomopatologo, dal radiologo al cardiologo, per le complicanze cardiovascolari associate alle nuove terapie, ai vari specialisti dei comparti d’organo toccati dalla malattia ed al nursing. Il cinema in modo indiretto, trasversale, e quindi anche più interessante, si occupa anche di questi aspetti”.

Senza alcun intento mimetico, con l’autonomia riservata alle opere d’arte, ma riuscendo a restituire in ogni caso tutta la complessità dell’universo associato ai tumori.

“Il livello medio dei corti che hanno partecipato al bando è buono, con alcune punte di eccellenza: dai movimenti di macchina, al montaggio, alla scelta delle musiche, alla qualità delle sceneggiature e soprattutto dei dialoghi, tutti altamente plausibili”

continua De Fiore, membro della giuria insieme all’attore e regista Sergio Rubini e ad altre figure professionali .

Contestualmente, nell’auditorium che ospiterà la sessione speciale, sarà allestita una mostra, visibile per i tre giorni congressuali, di 20 poster che ripropongono alcune scene (le così dette “still pictures”) da film famosi e meno famosi della storia del cinema che hanno avuto a che fare col cancro, illustrando l’evoluzione del linguaggio cinematografico dai primi film degli anni ’30 (uno di questi, “Tramonto” – in inglese “Dark Victory” -, è del 1939 ed è interpretato da Bette Davis, destinata a diventare cieca per un tumore cerebrale) a oggi.

La curva dei film che si occupano di temi oncologici si è letteralmente “impennata” a partire dal 2010, con alcuni veri e propri “blockbuster” (“Colpa delle stelle”, uno dei film con maggior incasso nel 2014 negli Stati Uniti) e diverse buone prove anche del nostro cinema, come “La prima cosa bella”, di Paolo Virzì, “Allacciate le cinture” di Ferzan Özpetek o “Noi non siamo come James Bond”, di Mario Balsamo.

Questa crescente presenza del cancro all’interno dei film ha sicuramente contribuito a ridurre lo stigma che la malattia oncologica oggi quasi non comporta più, sebbene l’ottica con cui il cinema narra il cancro resti ancora un po’ “drammatica” (sono ancora troppi i pazienti che non sopravvivono rispetto a quanto accade nella realtà); oltretutto, si tende a mettere in scena i tumori meno “visibili”, come gli oncoematologici e i tumori cerebrali, mentre sono sottorappresentati (in proporzione alla reale incidenza) “big killer” come il tumore del polmone, dell’intestino e della mammella.

In sostanza, un appuntamento da non perdere al congresso AIOM per misurarsi con un sapere medico fuori dai “confini”, sempre di più sporto sulla società e interessato ai canali di comunicazione di massa.

Last modified: 7 luglio 2017