Integrated care: le reti assistenziali sul territorio

Reti| A colloquio con Marina Maggini

A colloquio con Marina Maggini

Di Chronic Care Model si iniziò a parlare alla fine degli anni ‘90: introdotto dal professor Edward Wagner del Mac-Coll Institute for Healthcare Innovation, questo modello di cura ha poi assunto diversi nomi e significati nel corso del tempo, mantenendo però nella sostanza il riferimento alla integrazione sul territorio di reti assistenziali per la presa in carico delle persone con patologie croniche. Persone che hanno bisogno di continuità assistenziale per garantire la quale i diversi professionisti chiamati in causa (medici di medicina generale, specialisti, infermieri, lavoratori del settore sociale) devono necessariamente collaborare insieme, condividendo le informazioni, i diversi saperi ed includendo nella rete anche (soprattutto) le opinioni e i desideri dei pazienti.

Una sfida importante, una innovazione “reale” che tocca il piano organizzativo e che risulta proprio per questo più difficile da realizzare perché prevede non solo un cambiamento del paradigma assistenziale, ma anche un vero e proprio cambiamento culturale delle singole professionalità coinvolte, un cambiamento che richiede del tempo, di formazione e di implementazione.

Alla “integrated care”, come strumento di governance sanitaria, fa riferimento anche il Piano Nazionale della Cronicità, richiamando l’attenzione sulla necessità di sistemi informativi adeguati e di una regia coordinata per la collaborazione fra governo centrale e Regioni.

Abbiamo intervistato Marina Maggini del Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute, Istituto Superiore di Sanità, e Responsabile del Progetto IGEA , uno dei primi progetti per la gestione integrata del diabete, realizzato a partire dal 2006 e ancora oggi valido modello di riferimento metodologico per progetti futuri.

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Last modified: 7 luglio 2017