La rete dei trapianti

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Dieci ore. Questo è il tempo in Italia che intercorre tra la segnalazione del donatore d’organo all’atto operatorio del trapianto. Un film come “Réparer les vivants” può portarci dentro al significato che quelle ore assumono per chi ha vissuto tutta la sua vita (o parte di essa) in attesa di un trapianto o per chi deve decidere di dare il consenso alla donazione del cuore del proprio figlio dichiarato morto: tratto dal romanzo “Riparare i viventi” dell’autrice francese Maylis De Kerangal, il film si addentra nell’indescrivibile e lo racconta.

Ancora più difficile è riuscire a immaginare tutto quello che il governo clinico del processo donazionetrapianto attua in 10 ore. Ci proviamo.

Sono 100 le persone (di discipline e strutture diverse e spesso di diverse città) che in quell’arco di tempo interagiscono per:

  • l’accertamento e la certificazione della morte secondo i criteri stabiliti di legge;
  • la valutazione dell’idoneità del donatore e dei singoli organi e tessuti;
  • la consultazione delle liste di attesa per individuare con i sistemi informatici i possibili riceventi;
  • l’esecuzione dei test immunologici per la compatibilità donatore-ricevente;
  • l’assegnazione degli organi disponibili ai pazienti selezionati;
  • l’attivazione dei mezzi di trasporto (auto, ambulanze, aerei, elicotteri ecc.) necessari per il trasporto di campioni biologici e delle équipe;
  • la convocazione dei riceventi nei centri di trapianto per valutarne le condizioni cliniche;
  • l’esecuzione del prelievo di organitessuti, la redazione e la raccolta dei verbali previsti, e la trasmissione informatica dell’evento al Centro Nazionale Trapianti;
  • il follow up del paziente trapiantato.

In quelle 10 ore è racchiuso anche il motivo per cui la rete dei trapianti in Italia rappresenta un modello organizzativo di eccellenza nel panorama della sanità federale. Una rete la cui architettura si compone di due livelli: uno operativo e uno istituzionale, quest’ultimo rappresentato dal Centro Nazionale Trapianti vero e proprio organo di governo.

Ma la vera ossatura della rete è sul territorio, ed è rappresentata dai centri di coordinamento “accomunati dalla capacità di condurre delicati processi gestionali e dal comune senso di appartenenza alla rete. Non ci sono ruoli e attribuzioni più importanti di altri, ognuno rappresenta un nodo essenziale del sistema, le cui funzioni discendono da specifiche norme e/o documenti di indirizzo.” Il 10 e 11 novembre, presso l’Auditorium Antonianum di Roma, si sono svolti gli Stati generali della rete trapiantologica italiana: due giornate dedicate alle novità sulle attività di donazione e trapianto e al confronto dei modelli operativi e delle strutture di cui la rete si articola.

Momenti di fondamentale importanza per un sistema a rete come quello trapiantologico dove l’evoluzione e l’aggiornamento dei modelli organizzativi e dei processi operativi deve avvenire necessariamente in modo coordinato e condiviso, per far emergere non solo le diversità di contesti ma anche per valorizzare il lavoro del territorio.

Una rete che continua a crescere, a migliorare, a rispondere alle sfide poste dal progresso della trapiantologia, vera e propria fucina di innovazione.

Last modified: 7 luglio 2017