e-health

3 app per il medico in equilibrio tra e-health e EBM

Dr Geek, Equilibrio|

Come sostiene Enrico Coiera (Centre for Health Informatics della Macquarie University, Sydney) nel suo articolo “Per un’informatica medica basata sulle prove” (Recenti Prog Med 2016; 107: 124-126) “e-health is experiencing a difficult time. On the one side, the forecast is for a bright digital health future created by precision medicine and smart devices. On the other hand, most large scale e-health projects struggle to make a difference and are often controversial. Both futures fail because they are not evidence-based.”

Non si fa fatica a comprendere che le preoccupazioni di Coiera siano reali, guardando qualche numero del Report di Research2guidance “mHealth App Developer Economics 2016 – The current status and trends of the mHealth app market” disponibile online sul sito .

Le aziende sviluppatrici di app e-health che appartengono a un’area di competenza medico-sanitaria (vedi grafico riportato) sono in totale solo il 28%, più del 51% sono invece industrie hi-tech o sviluppatori generici, senza una qualificazione specifica.

The mHealth App developer market: publisher company types Fonte: Research 2 Guidance. mHealth App Developer Economics 2016 – The current status and trends of the mHealth app market. www.research2guidance.com

La soluzione c’è, ed è quella di dare vita a un’informatica basata sulle evidenze (evidence-based health informatics – EBHI), affinché “ogni decisione riguardante la selezione, la progettazione, l’implementazione e l’uso dell’informatica in sanità sia basata su dati raccolti e analizzati rigorosamente… Avremo bisogno di sviluppare una nuova figura di professionista dell’informatica per sostenere il trasferimento del sapere, responsabile per la comprensione degli interrogativi informatici e per il reperimento delle risposte più affidabili dalla letteratura di ricerca e dai dati storici.”


St. Jude Children Research Hospital

Una app ancora non disponibile, che però ci fornisce un esempio virtuoso di quello di cui abbiamo appena parlato ci viene dai National Institutes of Health (NIH) che hanno appena avviato un finanziamento di 6 anni al St. Jude Children Research Hospital di Memphis per lo sviluppo di un’applicazione finalizzata a migliorare l’accesso e l’aderenza al trattamento nei pazienti affetti da anemia falciforme .

Perché? Perché solo un terzo dei giovani a cui viene diagnosticata l’anemia falciforme è aderente al trattamento indicato dal medico, che prevede la somministrazione quotidiana di un farmaco.

Proprio in considerazione del fatto che tra gli adolescenti lo smartphone è oramai uno strumento irrinunciabile, la app si rivolgerà principalmente a loro e saranno proprio loro ad avere un ruolo attivo nella progettazione della applicazione. Perché 6 anni di finanziamento? Perché una volta che il software sarà disponibile, verrà testato. Saranno quindi analizzati i risultati di questo test e in base a questi la sperimentazione sarà allargata ad altre città e stati. Uno studio clinico a tutto tondo.


Stanford Artificial Intelligence Laboratory

Ancora una app in via di sviluppo: questa volta di spostiamo in California, a Stanford dove un gruppo di ricercatori ha messo a punto una rete neurale in grado di diagnosticare attraverso il deep learning (cioè un insieme di algoritmi che permettono di individuare modelli, pattern, schemi ricorrenti all’interno di un insieme di dati non organizzato) il melanoma, il cancro della pelle più temuto. Si parte dall’analisi di una immagine (per questo lo smartphone potrebbe diventare lo strumento attraverso cui condurre dei test in autonomia), e si dovrebbe arrivare a una diagnosi. Nelle fasi di test, l’algoritmo ha superato o uguagliato 21 dermatologi nella capacità di effettuare la giusta diagnosi.

Guarda il video su Nature.


PubMed On Tap

PubMed è un motore di ricerca attraverso il quale è possibile cercare articoli all’interno del database di letteratura scientifica “MEDLINE”, che raccoglie articoli pubblicati a partire dal 1949.

La versione “mobile” di PubMed (PubMed On Tap) rende più agevole la ricerca attraverso lo smartphone rispetto al sito, fornendo numerose funzionalità aggiuntive, fra le quali alcune di particolare utilità: la possibilità di salvare gli articoli di interesse (che andranno a popolare una “libreria personale”), quella di aggiungere una nota all’articolo, e di condividerlo poi via mail o sui social network. La versione gratuita della app restituisce solo i primi 20 risultati della ricerca e contiene avvisi pubblicitari. La versione full (nessun limite di riferimenti bibliografici riportati, nessuna pubblicità e pdf privi di watermarks) è disponibile sull’app store al prezzo di 4,99 euro

 

Last modified: 7 luglio 2017