Still Alice: essere ancora se stessi nonostante l’Alzheimer

Dr Movies, Equilibrio|

Nel 1901, il dottor Alois Alzheimer, uno psichiatra tedesco, intervistò una sua paziente, la signora Auguste D., di 51 anni. Le mostrò parecchi oggetti e successivamente le chiese di ricordarli, senza successo. Auguste D. fu la prima paziente a cui venne diagnosticata la demenza di Alzheimer. Sono infatti proprio le funzioni cognitive deputate alla comprensione e alla codifica degli stimoli ambientali che la malattia fa deteriorare.

Ma com’è? Come ci si sente davvero?” “Vedi non è sempre lo stesso.Voglio dire… Ho dei giorni buoni e dei giorni brutti. Nei miei giorni buoni mi sento, come dire, come una persona normale e in quelli brutti mi sento come se non riuscissi a ritrovare me stessa. Insomma… io mi sono sempre definita in base alla mia intelligenza, alla proprietà di linguaggio, alla capacità di argomentare e adesso certe volte ho la sensazione di vedere le parole che galleggiano davanti a me ma non riesco a raggiungerle. E così mi perdo, e non so più chi sono e cosa perderò ancora…Grazie di avermelo chiesto.

Alice Howland, stimata professoressa di linguistica, comincia appunto dalle parole che le mancano durante una lezione magistrale a manifestare i primi sintomi della malattia che cambierà la sua vita e quella della sua famiglia: la diagnosi di Alzheimer ad esordio precoce arriva quasi subito. Alice è una donna determinata a non perdere il contatto con quello che è, e la sua battaglia per cercare di continuare a rimanere “ancora Alice” è struggente.

L’importanza di “governare” il cambiamento

Una parte della realtà che il film mostra è come la demenza sia una sindrome che coinvolge l’intero nucleo familiare su due differenti livelli: l’impegno assistenziale ed emotivo-relazionale. La gestione di un malato con progressiva perdita di capacità e autonomia comporta un’elevata capacità di adattamento. L’accettazione o la non accettazione della malattia, i cambiamenti di ruolo (da coniuge a genitore o da figlio a genitore), il dolore, la conflittualità e la perdita affettiva e relazionale sono alcuni costi che il familiare dovrà sostenere. Condizioni necessarie per ridurre il carico assistenziale della malattia sono il coinvolgimento di tutte le persone interessate, la presa di coscienza e una conseguente appropriata decisionalità.

Siamo alla scena finale di Still Alice: un monologo meraviglioso dell’attrice Kristen Stewart, la figlia che rimane accanto a sua madre malata di Alzheimer e lo fa nell’unico modo in cui è possibile farlo. Amando.

Volo notturno per San Francisco: inseguire la luna attraverso l’America. Dio, quanti anni che non salivo su un aereo. Arrivati a 11.000 metri abbiamo raggiunto la tropopausa, la grande fascia di aria calma. Con l’ozono che è lì, soltanto a un passo. Sognavo di arrivarci. L’aereo ha superato la tropopausa, l’aria tranquilla, ed è giunto al bordo esterno, all’ozono sfilacciato e lacerato in brandelli consunti simili a vecchie tele di sacco. E questo era impressionante. Ma ho visto qualcosa che potevo scorgere solo io per la mia capacità di scorgere certe cose. Anime stavano salendo, dalla terra, laggiù in basso. Anime di defunti, di persone morte per la fame, per la guerra, Ie epidemie. Salivano fluttuando come paracadutisti al contrario. Con le mani sui fianchi, ruotavano e giravano. E le anime univano le mani, si agganciavano alle caviglie formando una trama, una grande rete di anime. E le anime erano molecole di tre atomi d’ossigeno, erano di ozono. II bordo esterno le assorbiva ed era riparato. Perché niente è perso per sempre. In questo mondo c’è una sorta di progredire doloroso. Desideriamo ciò che abbiamo lasciato indietro e sogniamo ciò che è avanti, o almeno credo che sia così.

Last modified: 7 luglio 2017