PDTA

Un’assistenza nuova alla cronicità: i PDTA

Cronicità| Intervista a Nello Martini

Mai come in questo momento i riflettori sono puntati sulle proposte e le iniziative in tema di riordino del SSN (dalla rete ospedaliera alla riorganizzazione delle Cure Primarie con la istituzione delle AFT (Aggregazioni Funzionali Territoriali) e UCCP (Unità Complesse di Cure Primarie). Ma la messa a fuoco riguarda soprattutto l’adozione dei Percorsi Diagnostico Terapeutici Assistenziali – PDTA, garanzia di presa in carico della cronicità e dei LEA. Abbiamo intervistato Nello Martini, Direttore Generale CORE – Drugs & Health, Roma, e coordinatore del Progetto PDTA Lab, con il patrocinio della Conferenza Stato-Regioni, di Federsanità ANCI, della FIASO e svolto in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità.

Il nuovo Piano Nazionale della Cronicità disegna una strategia di presa in carico innovativa del paziente con patologie croniche: quali sono i punti essenziali che distinguono questa strategia dalle attuali forme di assistenza?

Il Piano Nazionale della Cronicità introduce una innovatività essenziale nella gestione dei pazienti con patologie croniche e cioè la presa in carico e la definizione dei Percorsi Diagnostico Terapeutici Assistenziali (PDTA). Nell’attuale forma di assistenza della cronicità nell’ambito delle cure primarie l’elemento chiave è rappresentato dalla medicina difensiva e di attesa: in altri termini è il paziente che in caso di peggioramento o di riacutizzazione della condizione di cronicità cerca e si rivolge al proprio medico di medicina generale o allo specialista. Nell’ambito della presa in carico e del PDTA la medicina passa da difensiva a “medicina di iniziativa” nel senso che in base al PDTA il paziente cronico viene attivamente monitorato, con visite, controlli ed esami programmati per una gestione attiva e di prevenzione delle ricadute per non ricorrere ai ricoveri ospedalieri evitabili o all’accesso al pronto soccorso.

Come sarà possibile conciliare l’aderenza ai PDTA e la necessità di prevedere comunque l’adattamento dei percorsi di cura alle scelte e alle preferenze espresse dal paziente?

Il punto chiave dei PDTA è la partecipazione attiva delle associazioni dei pazienti alla costruzione e alla condivisione dei percorsi assistenziali, che dà un significato concreto all’advocacy e all’endorsement, termini spesso retoricamente citati ma non applicati. In ogni caso quando un paziente entra nel PDTA, il medico dell’équipe assistenziale (AFT – Aggregazioni Funzionale Territoriale e UCCP – Unita Complesse delle Cure Primarie) deve acquisire il consenso del paziente sulle procedure e sulle modalità dei percorsi assistenziali.

La variabilità geografica, già visibile nelle diversità di approccio di differenti realtà Regionali, può costituire un problema?

La variabilità geografica è un elemento inevitabile che condiziona gli assetti organizzativi dei PDTA, ma lo strumento fondamentale per evitare che la variabilità geografica diventi elemento di frammentazione del sistema assistenziale, creando differenze di accesso e di equità, è costituito dalla definizione degli indicatori di processo e di esito che devono essere verificati e monitorati per fare in modo che a fronte della variabilità venga garantito lo stesso livello di assistenza (LEA).

Quale rilievo assume l’esigenza di disporre di una sorta di “cruscotto” di controllo delle variabilità in termini di presa in carico del paziente e di valutazione degli esiti delle cure?

Si tratta di una esigenza assoluta per cui gli indicatori di prevalenza (popolazione target e copertura) e gli indicatori di processo e di esito devono costituire parte integrante del processo multidisciplinare di definizione dei PDTA. Le Regioni e le ASL si devono dotare di sistemi di “cruscotto” per monitorare gli indicatori e per assicurare omogeneità ed equità di assistenza.

Come si articola il laboratorio da lei recentemente fondato per monitorare efficienza e efficacia dei PDTA?

PDTA Lab è un Progetto promosso da CORE (Collaborative Outcome REsearch), partner di Cineca – Consorzio Interuniversitario non profit, è dotato di un Comitato Scientifico con i massimi esperti del settore e nasce con il patrocinio della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, di FederSanità Anci e della FIASO e in collaborazione con l’ISS.

Il Progetto prevede le seguenti 3 fasi :
1. Ricognizione di tutti i PDTA approvati dalle Regioni, suddivisi per patologia e per singola Regione – funzione cerca PDTA della piattaforma informatica.
2. Valutazione dei singoli PDTA secondo 4 matrici – funzione confronta PDTA della piattaforma informatica: descrittiva, assistenziale, organizzativa e farmacologico-terapeutica.
3. Calcolo e verifica degli indicatori di prevalenza, di processo e di esito dei PDTA – funzione misura PDTA della piattaforma informatica.

Ad oggi è stata completata la fase di “cerca PDTA” e sono stati catalogati 293 PDTA a cui è possibile accedere per Regione, per anno e per patologia attraverso una password resa già disponibile alle Regioni e alle strutture pubbliche. L’obiettivo strategico di PDTA Lab è di offrire al coordinamento delle Regioni tutti i dati e le informazioni che sono necessarie per una implementazione governata dei PDTA sulla base dei criteri di equità e di accesso.

Intervista a Nello Martini, Direttore Generale CORE – Drugs & Health, Roma

Sullo stesso argomento leggi anche l’intervento di Renato Botti, Direttore Generale Sanità della Regione Piemonte, “La cronicità sfida il SSN: una opportunità da cogliere?“.

Last modified: 20 ottobre 2017