LADY GANGA - Nilza’s story

Io, Daniel Blake

Cronicità, Dr Movies|

“Posso chiederle se è in grado di camminare per più di 50 m senza l’assistenza di un’altra persona?” “Si”. “È in grado di alzare entrambe le braccia come se mettesse qualcosa nel taschino?” “Ho già risposto nel vostro modulo di 52 pagine. Comunque si”. “È in grado di alzare entrambe le braccia sopra la testa come se stesse mettendo un cappello?” “Non ho niente che non va alle braccia o alle gambe. Ha le mie cartelle cliniche, possiamo parlare del mio cuore?” “Si attenga alle domande. È in grado di premere un pulsante per esempio per telefonare?” “Anche le mie dita stanno benissimo, ci stiamo allontanando sempre di più dal mio cuore.„

Locandina io Daniel Blake

Ken Loach racconta la storia di Daniel Blake, un falegname sessantenne di Newcastle, che si ritrova solo ad affrontare l’insensatezza della burocrazia inglese dopo aver avuto un infarto miocardico acuto che non gli permette di lavorare.

Di parere diverso è, però, l’agenzia che valuta l’idoneità al lavoro, che sospende l’indennità di malattia costringendolo a cercare un nuovo lavoro che, se mai ottenesse, non potrebbe svolgere. E la storia di Daniel non è un caso isolato. Tra dicembre 2011 e febbraio 2014, 2.380 persone sono decedute dopo essere state riconosciute adatte al lavoro e aver perso un aiuto economico. Infatti, quando nel 2007 Tony Blair decide di riformare il welfare britannico, in particolare la sanità, tra le varie iniziative adottate c’è quella di sottrarre ai medici del Servizio sanitario nazionale (NHS) la valutazione della capacità di lavoro delle persone affette da una malattia e di assegnarla a un’agenzia esterna.

Daniel si è ritrovato dentro a quella che Guido Giustetto, Presidente dell’Ordine dei Medici di Torino, chiama la trappola della povertà. Può capitare, infatti, che la malattia possa peggiorare le condizioni economiche di una persona, soprattutto quando alla patologia si associano perdite di altre protezioni del sistema di welfare.

A ciò si aggiunge che la tensione a cui è sottoposto chi vive in condizione di costante svantaggio socio-economico rappresenta un fattore di rischio per la salute paragonabile a obesità, fumo o alcol. Negli ultimi anni, infatti, sono stati condotti numerosi studi che hanno dimostrato che in tutta Europa i cittadini in condizioni di deprivazione sociale tendono ad ammalarsi di più, a guarire di meno, a essere meno soddisfatti della propria salute e a morire prima rispetto a chi ha una solida condizione economica.

“Lo chiamano il funerale del povero perché è l’orario meno caro, le nove del mattino. Ma Dan non era povero per noi, ci ha dato cose che il denaro non può comprare. Quando è morto gli ho trovato addosso questo foglio. Voleva leggerlo alla commissione per il ricorso, ma non ne ha avuto la possibilità.
Lo Stato lo ha portato prematuramente alla tomba.
Ecco cosa aveva scritto: Non sono un cliente, né un consumatore, né un utente. Non sono un lavativo, un parassita, un mendicante, né un ladro. Non sono un numero di previdenza sociale o un puntino su uno schermo. Ho pagato il dovuto, mai un centesimo di meno, orgoglioso di farlo. Non chino mai la testa, ma guardo il prossimo negli occhi e lo aiuto quando posso. Non accetto e non chiedo elemosina. Mi chiamo Daniel Blake. Sono un uomo, non un cane, e come tale esigo i miei diritti. Esigo di essere trattato con rispetto. Io, Daniel Blake, sono un cittadino, niente di più e niente di meno.„

Last modified: 21 luglio 2017