News vs fake news

Cronicità, Tech no tech| A cura della Redazione

La tentazione, forte, è quella di attribuire le une (le notizie) alla gloriosa eredità dei giornali, la cara vecchia carta stampata, le altre (le bufale) al dilagare dei social network. La conclusione, sbagliata, è quella di pensare che le fake news siano nate con la rete e abbiano sancito l’inizio di una nuova era, quella della post-verità. Ma come ci indicano in molti, se c’è una bufala è proprio questa.

Lo spiega meglio di tutti Alessandro Baricco : nel suo articolo ci ricorda di quando nel 2003 Colin Powell, agitando una fialetta contenente antrace, prova costruita ad hoc per testimoniare l’esistenza di armi chimiche possedute da Saddam Hussein , rese agli occhi del mondo intero “giustificabile” e necessaria l’invasione dell’Iraq da parte degli Stati Uniti. Insomma, continua Baricco, nelle menzogne vivevamo immersi anche prima, l’unica differenza è che a raccontarle non siamo più “noi”, e per noi intende le élite culturali (giornalisti, intellettuali, media tradizionali).

Se poi vogliamo entrare nel merito di una delle notizie che sono rimbalzate di più in questi ultimi mesi, quella secondo la quale Trump ha vinto le elezioni americane grazie alle fake news che circolavano in suo favore sui social media, ebbene, anche questa, ad un attento fact-checking, sembrerebbe essere una bufala: lo hanno evidenziato alcuni ricercatori di Stanford nel loro studio “Social Media and Fake News in the 2016 Election” , realizzato in collaborazione con la New York University, secondo il quale le TV e i telegiornali locali rimangono la fonte principale di informazioni per gli elettori di Trump con un ampio margine rispetto ai social media.

 

Fonti di informazione più utilizzate durante le elezioni americane del 2016

Figura modificata da Social Media and Fake News in the 2016 Election.

“è più vera una cosa inesatta ma capace di circolare velocemente nel sistema sanguigno del mondo, di una cosa esatta che però si muove con lentezza. È più vera una notizia inesatta raccontata bene che una notizia esatta raccontata male. (…) Quando dico che è più vera, intendo proprio dire che è vera (…) La prendiamo come la verità, e quella genera delle conseguenze molto reali: vita e morte delle persone” –  (dall’articolo di Alessandro Baricco ).

Al netto di onesti spunti per una efficace e necessaria autocritica da parte delle élite culturali, quello che conta è che, anche se false, tutte le notizie hanno un impatto sulla vita delle persone, un impatto reale, che quando riguarda la salute di milioni di persone può avere conclusioni drammatiche.

La più scontata ed enorme fake news in questo ambito è sicuramente quella che ha inizio con una vera e propria frode scientifica (dati alterati, conflitti di interesse, pubblicazione ritirata) secondo cui i vaccini causano l’autismo: nonostante la discesa in campo di personalità eminenti, medici, vip, la bufala di Wakefield (era il 1998 e l’articolo era uscito sul Lancet) ha vinto. E quello che possiamo imparare dal caso vaccini è che smascherare una fake news non ha in realtà nessun effetto: il legame tra vaccini e autismo non è mai stato dimostrato eppure ancora oggi è una delle principali preoccupazioni dei genitori esitanti. Perché se una fake news è stata impacchettata a dovere continuerà a circolare, ciclicamente, e il campo su cui sarà necessario combattere la battaglia non sarà sul territorio della “verità”. Perché non c’è nessuna verità da ristabilire, perché una fake news sarà sempre più “vera” di una ragionevolissima ma circoscritta e non dogmatica verità basata su principi e metodo scientifico.

Le fake news devono essere trattate come notizie vere perché lo sono: non stiamo dicendo più efficaci, più virali, più vincenti, stiamo dicendo vere, perché sono reali e hanno effetti reali.

Vogliamo capire il perché? Studiamo la logica e al contempo piangiamo la sua morte. A causa del confirmation bias preferiremo sempre, in modo conscio e inconscio, le informazioni che confermano una nostra credenza e convalidano la nostra visione del mondo al posto di quelle che la confutano. Nessuno è immune al “pregiudizio positivo”, anche coloro che si ritengono dotati di senso critico. Perché mai dovremmo leggere e approfondire una notizia che non rispecchia il nostro universo di valori e principi e confuta ciò in cui abbiamo sempre creduto?

Preferiremmo sempre leggere qualcuno che ci dice che abbiamo ragione. E questo perché la verità non è assoluta, è un costrutto. Questo è un buon punto di partenza: smettiamo di parlare di post-verità e se vogliamo vincere questa battaglia, cominciamo con combatterne un’altra. E l’altra battaglia si combatte sul campo dell’istruzione, del buon governo, della politica, del conflitto di interessi in ambito medico, della riconquista della fiducia delle persone e della formazione dei giornalisti, scientifici e non.

“Truth is central to the core mission of the medical and scientific literature. What is the worst sin, work-related, a scientist can commit? Lying.” – Michael Marmot. The Lancet. Vol 389; February 4, 2017.

Last modified: 2 agosto 2017