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4 app per conservare la propria identità

Identità, Dr Geek| Articolo di Cristina Da Rold

Rendere conto a se stessi della propria identità è una sfida che ognuno di noi affronta nella vita. Può capitare durante un momento di difficoltà passeggero, può succedere all’inizio di una malattia che diventerà invalidante e che ci cambierà – come è la Malattia di Alzheimer – o che ci mette davanti alla paura concreta di non farcela. Ma può anche accadere con una diagnosi di cancro, o dopo un ictus. O ancora, quando stiamo vivendo un periodo di forti cambiamenti, che ci porta ansia, malinconia, paura di non farcela.
Salvaguardare la nostra identità, rimanere noi stessi il più possibile mantenendo le nostre attività, la possibilità di continuare a fare ciò che ci rende felici pur ridefinendola sotto alcuni aspetti, è dunque fondamentale per vivere un cambiamento quale è la malattia, rimanendo saldi con noi stessi. In questo numero Dr Geek propone 5 fra app e piattaforme pensate per aiutare il paziente e i suoi familiari in questa prospettiva.


Chat Yourself

La prima app che proponiamo si chiama Chat Yourself, ed è pensata per i pazienti affetti da Alzheimer. Si tratta di una vera e propria chat che facciamo con noi stessi, che utilizza il servizio Messenger di Facebook. L’utente inserisce tutte le informazioni che desidera ricordare (i nomi dei familiari, l’indirizzo, eventuali allergie, ciò che si è mangiato, quando si sono prese le medicine, e via dicendo) e la chat le memorizza. Quando il paziente sente di non ricordare più qualche cosa, gli basterà aprire la chat e iniziare a porre le domande e questa, che contiene appunto tutte le informazioni utili che abbiamo inserito, lo aiuterà a ricordare. La app prevede anche notifiche e push, che ricordano al paziente persone, orari, abitudini anche senza la sua interazione. Un elemento importantissimo è l’aiuto che la chat fornisce al malato quando è fuori di casa. Se ci si perde, sarà sufficiente comunicare alla chat che non si trova più la strada e questa provvederà a inviare immediatamente la posizione attuale e il percorso più breve per tornare a casa. Insomma, come racconta il video esplicativo, “Non è un modo per sconfiggere l’Alzheimer, ma è un nuovo modo per viverlo”.
La app è stata sviluppata dall’agenzia Young & Rubicam con il patrocinio di Italia Longeva (un network di cui fa parte anche il Ministero della Salute) in collaborazione appunto con Facebook.
Per utilizzare il servizio non serve scaricare alcuna app. Basterà aprire Facebook alla pagina chat Yourself e cliccare su “Invia messaggio” .


Alzheimer App

L’Alzheimer non cambia solo l’identità del malato, ma quella di tutta la sua famiglia. Per questo la Federazione Alzheimer Italia ha pensato ad Alzheimer App, per rispondere ai problemi che i familiari dei malati affrontano quotidianamente: qual è il possibile decorso della malattia, quali sono i migliori centri di cura, come offrire la migliore assistenza. Inoltre, tramite la app ci si può mettere in contatto con “Pronto Alzheimer” semplicemente cliccando l’icona con il simbolo del telefono, per ricevere subito supporto e informazioni utili. Si può accedere al database dei servizi e delle strutture esistenti sul territorio, e infine è possibile rispondere alle domande del quiz “Vero o falso?” per scoprire quanto davvero ne sappiamo su questa malattia e su altre forme di demenza.


Intellicare

Intellicare è un insieme di app sviluppate dagli esperti della Northwestern University per la gestione di ansia, panico, momenti di depressione. Si tratta di uno dei rari esempi di app la cui efficacia è stata testata attraverso uno studio clinico su 100 pazienti poi apparso sul Journal of Medical Internet Research, che ha mostrato che il suo utilizzo anche solo per 8 settimane riduce sensibilmente i sintomi di ansia e depressione. La più interessante fra queste app di Intellicare è Worry Knot, che insegna a gestire le possibili fonti di ansia con una serie di lezioni, modi per distrarsi, attraverso una tecnica comprovata di gestione dei problemi.
Worry Knot fornisce statistiche sui propri progressi mentre ci si esercita nell’affrontare le fonti di ansia, insegna trucchi quotidiani sulla gestione delle preoccupazioni e fornisce suggerimenti personalizzabili per affrontare situazioni che percepiamo come nocive per noi.


DNM – Digital Narrative Medicine

Uno degli strumenti che possiede oggi la medicina per salvaguardare l’identità della persona è la medicina narrativa, che ha come obiettivo integrare la voce del paziente all’interno del percorso di cura e delle decisioni clinico-assistenziali che lo riguardano. DNM – Digital Narrative Medicine è la prima piattaforma digitale per l’applicazione della medicina narrativa nella pratica clinica, ideata da Cristina Cenci, antropologa che da anni si occupa di integrare medicina narrativa e tecnologia. La piattaforma permette ai medici di creare un profilo personale tramite il quale invitare i propri pazienti a raccontarsi scrivendo o allegando video e messaggi sonori, in un contesto privato e che garantisce la privacy sotto ogni aspetto. La storia può essere condivisa in tempo reale con altri curanti, rendendo forse meno utopica la continuità di relazione ospedale-territorio. DNM è disponibile anche come app per smartphone e tablet e può essere utilizzata sia da singoli medici sia da centri ospedalieri. È possibile acquistare l’utilizzo semestrale o annuale del servizio, che include anche l’assistenza tecnica e un’attività di counseling per l’interpretazione delle storie.

Cristina Da Rold si occupa di giornalismo e comunicazione della scienza come freelance. Per Il Pensiero Scientifico Editore ha scritto il libro “Sotto controllo. La salute ai tempi dell’e-health” .

Last modified: 19 ottobre 2017