identità di genere

Le identità LGBTQI: parti di un normale Human Continuum

Identità| Articolo di Fulvia Signani

Consapevolezze contemporanee per i professionisti della salute

Nel recente compendio delle 50 parole sistematicamente confuse, troviamo sesso e genere (Lilienfeld et al., 2017). Mentre sesso si riferisce agli aspetti genetici e anatomo-fisiologici, con genere si indica l’insieme di regole e relazioni a cui le diverse società condizionano le persone in quanto sessuate, ma anche modelli di interpretazione della realtà, che attribuiscono valori e significati diversi alle esperienze e attività legate al sesso d’appartenenza.

Che cosa significa LGBTQI

L’acronimo identifica, al di là della tradizionale identità binaria uomo o donna, le identità sessuali e di genere Lesbica, Gay, Bisessuale, Transgender (che non sentendosi nel corpo giusto, attiva una modifica ormonale, e a volte anche anatomica), Queer/Questioning (che permane in un chiedere a se stesso/a quale sia la propria identità di genere) e Intersessuale (persona nata con conformazioni anatomiche dell’apparato sessuale – e conseguenti aspetti ormonali – sia maschili che femminili).
Storicamente la ricerca e la pratica professionale in sanità si sono concentrate sui possibili aspetti patologici e hanno trascurato l’impatto dello stigma sulla persona coinvolta in identità non binaria. Invece non va trascurato lo stress subito proprio in quanto minoranza (minority stress), con conseguenti vissuti di invisibilità, disconoscimento e marginalizzazione, ed effetti negativi sulla salute, sia fisica che psichica (Kelleher, 2009).

Esiste un fenomeno che sottostà all’indifferenza o alla stigmatizzazione delle identità non binarie: l’eteronormatività, insieme di assunti sociali, norme, privilegi e stereotipizzazioni che supportano e caratterizzano i comportamenti e le esperienze dell’eterosessualità di identità binaria. Esempi di stereotipizzazioni eteronormative si riscontrano in molti setting sociali, i servizi sanitari, per esempio, nei vari contesti dell’accesso/accoglienza, prevenzione, diagnosi, cura (Carrotte et al., 2016). La più recente indagine ISTAT sul tema (2012) riporta che tra il 60% e l’80% degli italiani (18-74 anni) ritiene che gli omosessuali, e in misura maggiore i transgender, vengano molto discriminati; più del 10% tra chi si è dichiarato omosessuale/bisessuale afferma di avere subìto discriminazione nel rivolgersi ai servizi sanitari. L’Agenzia per i diritti fondamentali dell’Unione Europea (FRA, 2015) segnala che, nella difficoltà di rilevare dati specifici, è verosimile ipotizzare comportamenti omofobici e di discriminazione da parte dei professionisti sanitari nei confronti di persone LGBTQI.

Human Continuum

Da tempo la scienza ha riconosciuto quello che viene definito lo human continuum, o identità fluide, le tipologie umane di identità sessuale e di genere. Brown e Fee (2003) testimoniano come ad Alfred Kinsey, biologo americano, famoso per clamorose pubblicazioni degli anni Cinquanta sul comportamento sessuale di uomini e donne, venga riconosciuto il merito di aver analizzato, tra i primi, la scala di varietà bio-psicologica umana in termini di identità sessuali e di genere. Il suo successore, Fritz Klein, ha contribuito ad affermare come l’orientamento sessuale sia un processo dinamico e multivariabile. Negli anni Novanta Anne Fausto-Sterling (1993) ha puntato l’attenzione sulla diagnosi differenziale, utile alle classificazioni sessuali e di genere. Nel 2011 Marianne Legato, cardiologa americana, riferimento internazionale per la medicina di genere, rivolgendosi alla comunità scientifica che si riconosce in questo orientamento della medicina, quindi già molto sensibile ai fenomeni contemporanei, pubblicava un suo editoriale “The homosexual and transgendered individual: deviant or part of the normal human continuum?” affermando che un professionista della salute che intende orientarsi alla medicina di genere non può ignorare il concetto di human continuum, per una piena accettazione della diversità umana.

Da quando la medicina si interessa al genere

Se intendiamo il rapporto della medicina con il genere, possiamo identificare, in termini storici, sei stadi tuttora co-presenti nel panorama medico. Parliamo di medicina tradizionale uomo-centrata, con la donna considerata un “piccolo uomo”, diversa solamente per l’apparato sessuale e riproduttivo, peraltro non molto studiato. Dagli anni Settanta troviamo la medicina delle donne, che possiamo idealmente suddividere nelle due specificità, quella ginecologico-riproduttiva (continuazione della tradizionale cura ginecologica, che ha acquisito una connotazione istituzionale con la nascita dei consultori) e quella bikini view definita da Legato (2004) con la stessa denominazione del costume da bagno, per intendere che con l’avvio degli screening oncologici femminili, l’interesse per il corpo della donna si riferiva ancora solo alle zone limitate agli apparati sessuali-riproduttivi e al seno. Importante stadio, verso gli anni Novanta, è rappresentato dalla medicina delle differenze biologico-sessuali, che risponde alla domanda: in che cosa sono diversi maschio e femmina, al di là degli apparati sessuali e riproduttivi? Abbiamo poi la già citata medicina di genere o genere-specifica o gender sensitive, che intende combinare l’attenzione sia alle differenze sessuali che ai vissuti di malattia, legati alle diverse identità sessuali e di genere, appunto. La medicina “di genere” non rappresenta solo una “nuova clinica”, ma l’applicazione di un paradigma trasformativo che combina l’approccio delle cosiddette discipline della vita con quello delle scienze umane, nel nome della interdisciplinarietà che caratterizza la transizione epistemologica in atto e che, attraverso un nuovo meccanismo culturale e di pratiche, può davvero contribuire a migliorare la società (Mertens, 2007; Fitzgerald, 2013).

L’approccio contemporaneo all’identità sessuale e di genere del/la paziente

Anche se è noto che ci possono essere difficoltà comunicative e di comprensione nel rapporto medico-paziente, l’eventuale identità non binaria di quest’ultimo/a è un tema poco considerato. I risultati di una ricerca condotta su oltre 1000 giovani australiani confermano come le identità LGBTQI vivano esperienze frustranti, spesso date dal fatto che i medici non considerano l’importanza che riveste per il/la paziente, il riconoscimento della propria identità sessuale e di genere. L’eteronormatività rappresenta una barriera: molti hanno riportato come, nel caso il/la professionista della salute riconoscesse l’importanza dell’identità sessuale e di genere dei pazienti, comunque usava un linguaggio stigmatizzante o ipotizzava, in modo più o meno esplicito, che il/la paziente conducesse una vita ipersessualizzata. In particolare le donne lesbiche hanno descritto medici non attenti a valutare eventuali rischi per la salute sessuale, apparentemente demotivati dal fatto che in questi casi non esiste un rischio di gravidanza.
I partecipanti transgender hanno riconosciuto le difficoltà di comunicare i propri bisogni di salute sessuale a medici, non esperti di esperienze e corpi transgender (Carrotte et al., 2016). Da una ricerca nazionale su quasi 2000 americani di identità non binaria è emerso come i transgender di solito siano oggetto di discriminazione e in particolare come le femmine, in transizione per diventare maschio, per più del 40% abbiano subito violenza verbale, trattamento iniquo, o aggressioni (Shires, Jaffee, 2015). Un approccio contemporaneo al tema dell’identità sessuale e di genere del/la paziente consiglia ai/lle professionisti/e della salute di adottare un atteggiamento non giudicante, di rendersi consapevoli dei propri pregiudizi e stereotipi e di come questi possano rappresentare barriere alla comunicazione (Lingiardi, Nardelli, 2013). Spesso, per esempio, vien dato per scontato che il/la paziente abbia, o ambisca ad avere, un partner dell’altro sesso, oppure viene usato il nome anagrafico e magari si tratta di paziente in transizione sessuale, quindi con un’identità in divenire, non ancora riconosciuta.
La conversazione sanitaria necessita di un linguaggio franco ed inclusivo. Spesso le persone di identità non binaria non aspettano altro che il proprio medico faciliti loro la manifestazione del proprio orientamento sessuale e dell’identità di genere. Per farsi conoscere, per farsi curare con più appropriatezza.

Fulvia Signani
Psicologa, AUSL Ferrara; Competente in Medicina e Psicologia di Genere; Docente incaricata, Università di Ferrara.

BIBLIOGRAFIA

  1. Brown TM, Fee E. Alfred C. Kinsey: A Pioneer Of Sex Research. Am J Public Health 2003; 93(6): 896–897.
  2. Carrotte ER, Vella AM, Bowring AL, et al. “I am yet to encounter any survey that actually reflects my life”: a qualitative study of inclusivity in sexual health research. BMC Medical Research Methodology 2016; 16: 86.
  3. Fausto-Sterling A. The Five Sexes: Why Male and Female Are Not Enough. The Sciences March/April, 1993; 20-24.
  4. Fitzgerald D. The Good, the Bad and the Ugly. Understanding collaboration between the social sciences and the life sciences. Standing Committee for the Social Sciences (SCSS), 2013, European Science Foundation.
  5. FRA – European Union Agency for Fundamental Rights Austria. Protection against discrimination on grounds of sexual orientation, gender identity and sex characteristics in the EU. Comparative legal analysis Update 2015.
  6. ISTAT. La popolazione omosessuale nella società italiana. Anno 2011.
  7. Kelleher C. Minority stress and health: Implications for lesbian, gay, bisexual, transgender, and questioning (LGBTQ) young people. Counselling Psychology Quarterly 2009; 22: 373-379.
  8. Legato JM (a cura di). Principles of Gender-Specific Medicine. London: Elsevier, 2004.
  9. Lewis E-B, Vincent B, Brett A, et al. I am your trans patient. BMJ 2017; 357: j2963.
  10. Lilienfeld SO, Pydych AL, Lynn SJ, et al. 50 Differences That Make a Difference: A Compendium of Frequently Confused Term Pairs in Psychology. Frontiers in Education 2017, 37: 1-11.
  11. Lingiardi V, Nardelli N. Linee guida per la consulenza psicologica e la psicoterapia con persone gay, lesbiche e bisessuali. Milano: Raffaello Cortina, 2013.
  12. Mertens MD. Transformative paradigm. Mixed methods and social justice. Journal of Mixed Methods Research 2007; 3: 212-225.
  13. Shires DA, Jaffee K. Factors Associated with Health Care Discrimination Experiences among a National Sample of Female-to-Male Transgender Individuals. Health & Social Work Volume 2015; 40.
  14. Signani F. La salute su misura. Medicina di genere non è medicina delle donne. Ferrara: Este Edition, 2013.
  15. Signani F (a cura di). Oltre gli stereotipi di genere. Verso nuove relazioni di diagnosi e cura. Quaderno a uso dei professionisti della salute. Comune di Ferrara, 2016.

     

     

     

Last modified: 19 ottobre 2017