LADY GANGA - Nilza’s story

120 battiti al minuto: oltre le frontiere dell’indifferenza

Frontiere, Dr Movies|

Siamo di Act-up Parigi e siamo qui per farvi un corso di prevenzione sull’AIDS perché lo Stato francese è incapace di farlo

1982: i CDC statunitensi utilizzano per la prima volta il termine “AIDS” per definire la malattia che nell’anno precedente era stata identificata per la prima volta, “a disease at least moderately predictive of a defect in cell-mediated immunity, occurring in a person with no known case for diminished resistance to that disease.” Dopo 10 anni, alla fine del 1993, i casi stimati di AIDS nel mondo sono circa 2,5 milioni1. Nonostante questo, anche in Francia, di AIDS non si parla come si dovrebbe: la malattia avanza nel silenzio delle istituzioni pubbliche e nell’indifferenza della società. Un muro contro il quale si scaglia Act up-Paris, gruppo di attivisti che si ispirano ad Act up-New York e che nasce all’interno della comunità omosessuale per difendere i diritti di chiunque abbia l’AIDS.

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120 battiti al minuto è un film sulla militanza e sull’AIDS, certo, ma soprattutto un film sul cambiamento e la metamorfosi, che racconta quel preciso momento in cui un gruppo di giovani riesce a trovare la forza di mettersi insieme per cercare di cambiare la percezione che la società aveva non solo della malattia, ma degli omosessuali e di tutti i malati. Il regista, omosessuale e lui stesso attivista di Act-up in giovane età, ricorda come la notizia dell’epidemia dell’AIDS nei primi anni ‘80 cambiò radicalmente la sua prospettiva: secondo i media dell’epoca la comunità gay era di fatto condannata a morte certa. Robin Campillo in numerose interviste riporta il senso di paralisi che lo inchiodò, cancellando di fatto i suoi desideri e le sue ambizioni.
Dopo dieci anni vissuti nella solitudine e nella paura entra a far parte di Act-up Paris, venendo in contatto con una atmosfera radicalmente diversa: c’era il desiderio di fare attivismo politico con l’imperativo di rimanere allegri, festosi, attivi, e la grandissima energia del movimento si autoalimentava nel ritrovarsi insieme per combattere la stessa battaglia, tutto questo durante il periodo del picco dell’epidemia di AIDS.
I 120 battiti al minuto sono quelli tipici della house music che scandiscono un ritmo che oscilla tra la dimensione collettiva e quella intima della storia dei protagonisti (in particolare di Sean e di Nathan), che rivendicano la possibilità di sopravvivere alla malattia e di vivere una vita normale. Possibilità oggi reale grazie ai farmaci disponibili che di fatto hanno permesso alla malattia, un tempo mortale, di trasformarsi in una condizione sierologica che non mette in pericolo la vita della persona se monitorata e seguendo la terapia adeguata.
Il film dopo essersi aggiudicato il Gran Premio della Giuria a Cannes 2017 era stato scelto per rappresentare la Francia agli Oscar, pur non rientrando alla fine nella cinquina dei migliori film in lingua straniera selezionati ai prossimi Academy Awards.
Un film sul superamento dei muri dell’indifferenza, sulle frontiere che delimitano lo spazio privato e quello pubblico, sulle frontiere che delimitano un corpo malato e un corpo sano, frontiere che in alcuni momenti della storia personale e pubblica dell’individuo vanno abbattute per permettere di identificarsi nella storia dell’altro, per lottare per i diritti di tutti, diritti alla informazione, diritti di cura, diritti di vita.

BIBLIOGRAFIA
1.
World Health Organisation (WHO) (1995) ‘Global Programme on AIDS, progress report 1992-1993’

Last modified: 17 Gennaio 2018