Aderenza alla cura

Cura, Tech no tech|

Un paziente su due smette di assumere la terapia farmacologica o si “auto-aggiusta” la dose dei farmaci a un anno dalla prescrizione: sono dati riferiti ai pazienti ipertesi comunicati in occasione del 27° congresso della Società Europea di Ipertensione (Milano, giugno 2017). Nel caso di pazienti anziani, con malattie croniche e quindi con multi prescrizioni, la non aderenza alla cura è poi direttamente proporzionale alla quantità di farmaci da assumere. Questo si traduce in aumento di accessi al pronto soccorso, ospedalizzazioni, complicanze e quindi costi per il servizio sanitario nazionale. Secondo il Centro Studi di Economia Sanitaria di Senior Italia FederAnziani ogni anno in Europa 194.500 persone muoiono a causa della non aderenza alle terapie. Un circolo vizioso difficile da interrompere e perfettamente sovrapponibile al panorama statunitense. Secondo una lista riportata dai Centers for Disease and Control and Prevention le principali cause di non aderenza alla terapia antipertensiva sono: il mancato ritiro dei farmaci prescritti (circa il 25% di nuove prescrizioni), l’assenza di sintomi percepiti della malattia, il costo dei farmaci, gli effetti collaterali, la complessità della terapia (farmaci diversi ad orari diversi), la dimenticanza.

Attori del sistema sanitario coinvolti nell’aderenza terapeutica. Da: CDC Vital Signs, September 2016.

Se c’è un ambito in cui la tecnologia da sempre e in maniera continuativa cerca e propone soluzioni è proprio questo, seppure gli ambiti in cui sembrerebbe davvero poter fare la differenza sono gli ultimi due: complessità e dimenticanza. Ma se andiamo a ricercare le conclusioni degli studi effettuati sull’argomento, le soluzioni sembrano ancora lontane: secondo uno studio pubblicato un anno fa circa sul JAMA non c’è nessun impatto significativo sulla aderenza alla terapia con l’uso di dispositivi di promemoria a basso costo. Nello studio erano state analizzate tre tipologie di device: un portapillole standard, un portapillole con il tappo dotato di timer digitale, e un portapillole settimanale con scomparti distinti in base al giorno della settimana. Il gruppo di controllo non aveva ricevuto nessun dispositivo.

Non sembra andare meglio con le app: dopo aver analizzato 400 app e testato le 100 app con il più alto rating da parte degli utenti, un recente studio denuncia non solo la mancanza di funzionalità di base (come il promemoria) nel 25% delle app a più alto punteggio, ma soprattutto la presenza di “barriere” alla facilità d’uso, caratteristica primaria che una app dovrebbe avere dal momento che il pubblico a cui si rivolge è spesso anziano. Dagli studi emerge quindi una variabilità nella qualità e nella funzionalità delle app tale da rendere davvero difficile la probabilità che i consumatori trovino la app migliore al primo tentativo.

Da dove ripartire quindi?

Probabilmente la chiave di volta si trova in una coniugazione migliore fra Human e Digital. Come scrive Cristina Cenci “Siamo noi a progettare le macchine e rischiamo di essere noi a replicare modelli impliciti di cura e di relazione.”

Secondo un recente studio svolto su 1268 pazienti seguiti per 18 mesi l’aderenza alle cure migliorava significativamente nei casi in cui i medici si fermavano a spiegare al paziente il perché della prescrizione di quel farmaco, la sua azione e la sua importanza nel percorso di cura. Vale la pena ripartire da qui, dalle cose più semplici e ovvie.

Last modified: 16 maggio 2018