Cure sostenibili: verso una nuova governance del SSN

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“Oggi abbiamo rimesso a posto i conti. E siamo in un momento di calma apparente” con queste parole Andrea Urbani, Direttore Generale della Programmazione Sanitaria (Ministero della Salute), apre un interessante inciso durante la tavola rotonda “Cronicità e sostenibilità: come evitare una sanità disuguale mettendo il paziente al centro”, tavola rotonda ospitata in occasione dell’evento MSD “Inventing for Life” (Roma, 14 marzo 2018). Insieme ad Urbani, Claudio Cricelli, Presidente della Società Italiana di Medicina Generale (SIMG), Silvestro Scotti, Segretario Nazionale Generale della Federazione Italiana Medici di Famiglia (FIMMG) e Antonio Gaudioso, Segretario Generale di Cittadinanzattiva.

Inventing for Life – Health Summit” ha riunito clinici, rappresentati di Istituzioni, Società Scientifiche e associazioni di pazienti per discutere di innovazione in medicina, di gestione sostenibile delle cronicità e delle priorità globali della sanità pubblica.

 

 

 

 

L’affermazione di Urbani fa riferimento a un periodo di crisi che ha messo in serio pericolo la sussistenza del servizio sanitario come lo conosciamo oggi. Dieci anni fa circa, il disavanzo ogni anno ammontava a circa 5 miliardi di euro, e i 10 miliardi di debiti fuori bilancio hanno imposto una governance che riportasse i conti in equilibrio. Una governance fatta in sostanza di tetti imposti (alla spesa farmaceutica, alla spesa per il personale, ecc.). Naturalmente, manovre di questo tipo hanno comportato una perdita di visione di insieme. Visione che è auspicabile recuperare e che i sistemi informativi e i modelli predittivi attuali dovrebbero rendere possibile.

Quello di cui si parla è il superamento della visione a silos della governance farmaceutica, verso l’impostazione di una governance basata sul costo complessivo della patologia, sul valore, che riesca cioè a misurare anche gli outcome del percorso di cura e quindi valorizzare quei percorsi e quelle tecnologie che forniscono i migliori esiti in termini di sopravvivenza e soprattutto in termini di qualità di sopravvivenza.

Secondo un recente libro di Marco Geddes da Filicaia quella della insostenibilità del Servizio Sanitario Italiano è la narrazione frutto di un pensiero unico da scardinare: “Non siamo di fronte a un settore della spesa pubblica fuori controllo; non si tratta della voce del Bilancio dello Stato da identificare come quella, per antonomasia, da “aggredire” con ulteriori tagli, bensì di un sistema “sobrio” e in equilibrio finanziario che ha fronteggiato bisogni crescenti con un incremento di spesa in termini nominali, negli ultimi sei anni, di solo lo 0,7% (annuo) a fronte di un’inflazione media dell’1,1%.”

Siamo quindi in un momento della storia del SSN in cui se servono probabilmente più risorse, sicuramente serve un diverso modo per valutare come allocarle meglio. E per valutare l’impatto delle innovazioni sui percorsi assistenziali è necessario produrre evidenze. Impatto dell’innovazione che si sta dimostrando non episodico, ma strutturale e che richiede quindi di diventare un elemento organico nell’analisi della spesa in modo da fornire soluzioni che non siano transitorie ed emergenziali.

Al centro della tavola rotonda anche il Piano Nazionale delle Cronicità (Ministero della Salute. Piano Nazionale della Cronicità. Accordo tra lo Stato, le Regioni e le Province Autonome di Trentoe di Bolzanodel 15 settembre 2016 ), uno strumento, a dire di Antonio Guadioso “perfetto” sotto molti punti di vista, dal metodo al merito. Ad oggi, però, solo 5 Regioni lo hanno adottato, 3 ci stanno lavorando. Tutte le altre? Non pervenute. Emerge con forza quindi la necessità che lo Stato sia presente e di supporto laddove l’autonomia regionale non si è dimostrata in grado di garantire gli stessi diritti a tutti i cittadini italiani, e che garantisca al contrario maggior autonomia alle Regioni che hanno raggiunto standard elevati.

È altresì necessario sgombrare il campo da un’altra convinzione erronea, sostiene Cricelli, e cioè che la cronicità abbia a che fare con l’età avanzata delle persone. “Le cronicità cominciano da giovani” (The ‘Double Expansion of Morbidity’ Hypothesis: Evidence from Italy): quando si parla di doppia espansione delle morbidità si fa riferimento proprio a questo, al fatto cioè che ci ammaliamo sempre prima di patologie croniche e che, nonostante questo, continuiamo ad avere una aspettativa di vita molto lunga.

Cure sostenibili, quindi, anche nel senso del carico del lavoro per il medico di medicina generale, fulcro della gestione integrata sul territorio a cui il Piano Nazionale delle Cronicità si ispira: diagnosi precoce, appropriatezza prescrittiva, integrazione con le cure specialistiche, continuità assistenziale. Ma il tempo della cura può essere equiparato a un tempo di produzione? Abbiamo intervistato sull’argomento Silvestro Scotti, Segretario Nazionale Generale Federazione Italiana Medici di Famiglia (FIMMG).

 

Last modified: 16 maggio 2018