LADY GANGA - Nilza’s story

La linea verticale: dentro la cura

Cura, Dr Movies|

Un ospedale è una così detta istituzione totale. Un luogo in cui gruppi di persone risiedono e convivono per un certo periodo di tempo tra accettazioni e ricoveri che comportano l‘allontanamento e l‘esclusione dal resto della società.

A entrarci, in un ospedale, è Luigi con il suo tumore al rene sinistro. 40 anni, una figlia e una moglie incinta di un secondo bambino. Di lui non sappiamo altro che questo. E non sapremo altro. Solo il suo percorso di cura. Narrato in prima persona, attraverso poche battute e una voce fuori campo che legge brani del libro da cui la serie TV è tratta. Libro e regia sono della stessa persona, Mattia Torre, e l’esperienza raccontata è autobiografica.

La linea verticale” è quella che devi mantenere perché “orizzontale sei morto, verticale sei vivo” (ma verticale è anche la direzione verso la quale frustrazione e rabbia di chi lavora in ospedale si muovono: sempre verso il basso) ed ha il pregio di far entrare lo spettatore dentro la cura, in modo diretto, ironico, senza filtri. Gli esami, la diagnosi, l’accettazione, il consenso informato, la rasatura pre-intervento, l’agocannula, l’intervento, il post-operatorio, la comunicazione medico-paziente, paziente-infermiere, infermiere-medico.

Abituati a vedere rappresentata la mala sanità (l’eccellenza non fa notizia), La linea verticale sceglie di mettere in scena un reparto di “eccellenza” oncologica: quello che vediamo è successo, è reale, e questa serie è una “testimonianza”. Fortunata.

Una serie TV che consigliamo di guardare soprattutto a medici e pazienti, perché gli spunti per proseguire a parlare di comunicazione fra i due attori principali della sanità sono tantissimi, e sottolineano come nel percorso di cura a farla da padrone è sempre la parola, anche quando non si sente. Prendiamo per esempio il momento della lettura dei risultati dell’esame istologico di Luigi. In quel momento la colonna sonora cresce e copre totalmente le parole del medico. Si vede solo il viso di Luigi (il bravissimo Valerio Mastandrea) che piano piano si trasfigura, e piange. Il sonoro torna quando Luigi chiede: “È una cosa positiva?”.

Ecco, questa scelta di regia restituisce la complessità del reale: la diagnosi di Luigi è quella di un tumore. Un tumore che può essere però aggredito con la giusta terapia farmacologica. Può essere “positiva” la diagnosi di un tumore? In medicina, in questa medicina, sì, “è una cosa positiva.”

Last modified: 16 maggio 2018