Sostenibilità in sanità

Sostenibilità in sanità: verso l’applicazione del terzo obiettivo ONU

Sostenibile|

I settecento eventi del Festival dello Sviluppo Sostenibile mostrano la straordinaria capillarità di una manifestazione che, nata solo due anni fa, “rappresenta oggi un unicum a livello europeo e internazionale” come sostiene Enrico Giovannini, portavoce dell’ASviS. L’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile è nata nel 2016 dalla sinergia fra la Fondazione Unipolis e l’Università Tor Vergata di Roma con l’obiettivo di diffondere il concetto di sostenibilità insieme a una lista, quella stilata dalle Nazioni Unite, con i 17 obiettivi globali per lo sviluppo sostenibile da raggiungere entro il 2030.
All’obiettivo numero 3 “Assicurare la salute e il benessere per tutti e per tutte le età” è stato dedicato l’evento del 1° giugno 2018 a Bologna, organizzato da Fondazione Unipolis con Tutor Fondazione MSD: una intera mattinata dedicata in particolar modo alle diseguaglianze che ancora permangono nella esigibilità di questo diritto e per individuare quelle specificità italiane che possano guidare le priorità del Paese nel raggiungimento di questo importantissimo goal.

sostenibilità in sanità
Carla Collicelli (CNR e referente Asvis), intervistata durante l’evento a Bologna, ci conferma che lo stato di salute della sanità in Italia è buono, così come lo è quello degli italiani, anche se da alcuni anni si è registrato un rallentamento di alcune variabili importanti: ad esempio la speranza di vita in buona salute non migliora anzi tende a peggiorare, così come cresce la difficoltà di molti cittadini ad accedere alle prestazioni che dovrebbero essere garantite dai LEA. Sul tema dei LEA interviene anche Sergio Venturi (Assessore alla Salute, Regione Emilia-Romagna) ristabilendo quelle che sono precise responsabilità delle Regioni che gestiscono il fondo sanitario nazionale. Se in alcune regioni dello stesso Paese l’aspettativa di vita alla nascita è aumentata mentre in altre è ferma stabile o addirittura in regressione occorre trovare delle soluzioni: dalla condivisione delle buone pratiche a una maggiore “intraprendenza” da parte del cittadino che se non vede riconosciuto un diritto sancito non solo dalla Costituzione, ma dai piani sanitari e dai LEA (pensiamo ad esempio a quello di eseguire una ecografia morfologica in gravidanza entro i tempi stabiliti), non deve rassegnarsi ma protestare e denunciare l’accaduto. Della importanza di condurre una vita dignitosa e corrispondente alle proprie aspettative ci ha parlato invece Giuseppe Costa (Progetto Italia per l’equità in salute e Università di Torino), presente sul palco dell’evento, che individua nella assenza di un lavoro di qualità e quindi di un reddito la principale barriera alla parità di salute in età adulta: “il lavoro è il vero veicolo che costruisce opportunità e controllo sulla vita delle persone”.
L’assistenza sanitaria universalistica in Italia al momento non è una “barriera” alla equità, semmai è un fattore di promozione, una risorsa che occorre salvaguardare. Se quindi la presenza di un lavoro e di un reddito fa la differenza nella età adulta, viceversa nei primi anni di vita è centrale la quantità di competenze e di capacità emotive, affettive, comportamentali, fisiche e motorie con cui le persone si affacciano sulla scena della scuola dell’obbligo, anch’essa universalistica e tendenzialmente promotrice di equità, a patto di non arrivarci già svantaggiato. Per questo motivo, secondo il parere di Costa, diventa cruciale investire sulle competenze genitoriali nei primi mesi/anni di vita e sulla scuola dell’infanzia perché in quei momenti si costruisce il capitale di competenze e di capacità con cui la persona diventerà adulta e avrà “controllo” sulla propria vita, il vero fattore che determina le uguaglianze di salute.
Ma la necessità, come indica il primo punto del decalogo proposto da ASviS per una salute sostenibile, è anche quella di rimettere la salute al centro dell’agenda politica e istituzionale del Paese (Health in All Policies): di questo obiettivo e della crisi di sostenibilità dei sistemi sanitari che ci impone di riconoscere nel valore il driver della sanità ci ha parlato nell’intervista Nicoletta Luppi, Presidente e Amministratore Delegato MSD Italia.

 

Il Decalogo proposto da ASviS per una salute sostenibile:

  1. Attuare il principio “Salute in tutte le politiche” inserendo nella programmazione economica e politica precisi obiettivi (in particolare riduzione dell’inquinamento, degli incidenti stradali e lavorativi, dello stress lavorativo e del traffico di autoveicoli inquinanti) e controllare i risultati.
  2. Definire precisi obiettivi di attuazione dei LEA e misurarne il raggiungimento con specifici indicatori, in particolare per l’accesso ed i tempi di attesa per le prestazioni innovative ed i farmaci di nuova generazione, per il sostegno a disabilità e non autosufficienza e per l’assistenza domiciliare, i vaccini, gli screening, la continuità assistenziale, la medicina di iniziativa e la presa in carico.
  3. Combattere le diseguaglianze, rendere equilibrata e qualitativamente omogenea l’offerta sanitaria in tutte le aree del Paese, incoraggiare le reti cliniche di qualità e misurare gli avanzamenti con specifici indicatori.
  4. Intensificare l’impegno in prevenzione e misurare gli avanzamenti, in particolare per stili di vita (alimentazione, fumo, alcol, moto fisico) ed eventi naturali catastrofici.
  5. Incrementare gli investimenti in ricerca e innovazione, promuovere lo sviluppo della ricerca biomedica, delle scienze per la vita e della sanità digitale e misurare gli incrementi con indicatori.
  6. Intensificare gli sforzi per la medicina della povertà ed il supporto preventivo e assistenziale ai poveri, agli stranieri in difficoltà, agli anziani soli, ai carcerati e misurare i relativi avanzamenti.
  7. Concordare un Piano nazionale per l’assistenza sociosanitaria territoriale integrata, la presa in carico delle persone e delle famiglie in difficoltà, la lotta alla solitudine ed alla depressione, lo sviluppo di forme comunitarie di supporto territoriale alle fragilità, la migliore organizzazione della vita urbana.
  8. Combattere gli sprechi e ridurre gli abusi di farmaci e prestazioni inappropriate, in particolare antibiotici, medicina estetica e omeopatia; introdurre criteri stringenti di appropriatezza per le strutture pubbliche e la medicina di base e misurare i risultati con specifici indicatori; formare i dirigenti ad una gestione trasparente ed efficiente.
  9. Valorizzare il ruolo del privato sociale per la salute e la sanità, evitando duplicazioni e sovrapposizioni, promuovendo l’integrazione delle funzioni e dei servizi, concordando alcuni principi comuni di riferimento e sviluppando progetti sperimentali di partnership pubblico-privato.
  10. Intensificare la corretta informazione ed educazione sanitaria e combattere le informazioni false e tendenziose attraverso la scuola, le strutture sportive, la comunicazione di massa.

Last modified: 25 luglio 2018