Il CMV congenito

Contaminazioni| Il punto di vista di AntiCito Onlus - Articolo di Giada Briziarielli

Esiste un virus subdolo, poco conosciuto, che si insinua nell’organismo spesso in punta di piedi, senza far presagire in nessun modo la sua presenza causando anche solo una leggera febbre o senso di stanchezza, ma causando nelle persone immunodepresse gravi malattie o conseguenze: è il Citomegalovirus.
La donna in gravidanza vive un periodo di transitoria immunodepressione che le favorisce non solo il contagio da parte del Citomegalovirus se non lo ha mai contratto prima, ma anche la riattivazione dello stesso qualora lo abbia contratto anteriormente.
Il Citomegalovirus o CMV appartiene alla famiglia degli Herpesvirus che comprende i più noti herpes labiale e genitale ed il virus della varicella. Chi ha già avuto l’infezione non è immune completamente, quindi può contrarre una reinfezione. Infatti, l’infezione da Citomegalovirus si distingue in primaria o ricorrente, che a sua volta è distinta in riattivazione (da ceppo virale già presente nel soggetto) e reinfezione (da ceppo virale diverso da quello che ha già infettato l’organismo). Le vie di contagio principali sono la saliva, il sangue, le urine ed i rapporti sessuali. In casi molto rari il virus si trasmette in modo indiretto, attraverso l’utilizzo di oggetti comuni, come un bicchiere, uno spazzolino da denti o, importante per i bambini, un giocattolo.

Il contagio da CMV della donna in gravidanza è pericolosissimo poiché si tratta della più frequente e pericolosa infezione materno-fetale ed è presente in circa 1 neonato su 100 (toxoplasmosi 1:400; rosolia 1:5000) e responsabile non solo di danni fetali ma anche di abortività e sterilità.
Il rischio di trasmissione varia a seconda che si tratti di una prima infezione, cioè se è la prima volta che la madre contrae la malattia, oppure di una reinfezione e se colpisce nei primi mesi il feto di una gravida che non ha mai avuto l’infezione può avere effetti molto seri poiché l’organismo fetale non ha sviluppato ancora difese immunitarie, di conseguenza si trova privo di ogni tipo di protezione. Dei neonati infetti (circa 5000/anno in Italia), almeno il 10% presenta manifestazioni cliniche. Tra queste le più gravi sono neurologiche, quali sindromi convulsive, microcefalia, idrocefalo, calcificazioni e difetti di sviluppo delle circonvoluzioni cerebrali, atrofia cerebrale e cerebellare.
AntiCito Onlus nasce a seguito della mia esperienza personale: durante l’attesa della terza figlia scoprivo di aver contratto il virus ed immediatamente mi trovavo a dover combattere con la poca informazione e la disattenzione assoluta verso questo virus così pericoloso per il feto. Iniziava, perciò, un momento di grande difficoltà alla ricerca di informazioni certe ed il disagio che provavamo era assoluto proprio perché determinato dal vuoto che ruotava, e purtroppo ruota ancora, intorno a tale grave problematica. Compresi subito che il Citomegalovirus è un terribile nemico della mamma e del bambino reso ancora più forte ed aggressivo dalla mancanza di prevenzione ed informazione. Fin da subito le analisi dimostrarono che il virus aveva attraversato la placenta ed aveva aggredito la mia bambina e le preoccupazioni aumentarono sempre più. Per fortuna io e mio marito abbiamo avuto la possibilità di incontrare medici capaci che ci hanno accompagnati ed assistiti fino alla nascita di Isabella e nei primi suoi anni di vita permettendoci di gestire la problematica nel modo giusto e questa è stata la ragione che ci ha spinti a fondare AntiCito per dare l’informazione che noi abbiamo avuto difficoltà a trovare nonché l’assistenza e consulenza di medici capaci in materia. Per noi era ed è fondamentale far conoscere a tutti questo brutto male, superare l’ignoranza e la mancanza di informazione che ancora ruotano intorno alla malattia, ai suoi effetti e, soprattutto, alla possibilità di evitare o ridurre i danni che la stessa può arrecare se contratta nel periodo gestazionale.
Ma non solo!
Aiutare lo studio e la ricerca in materia, per permettere ai medici che ci assistono di trovare nuovi e sempre più efficaci strumenti idonei ad aiutare una mamma che contrae questo virus a poter far nascere sano il suo bambino. Supportare chi dovesse trovarsi a gestire l’esperienza del CMV, fornendo una consulenza veloce, professionale e completa di contatti e, inoltre, la possibilità di confrontarsi con persone nella medesima situazione o che hanno già percorso la stessa strada.
Questo tipo di virus capace di creare, soprattutto se contratto nei primi mesi di gravidanza, danni tanto gravi al feto deve essere conosciuto da ogni mamma che decide di avere un bambino, deve essere data informazione e fatta prevenzione perché non sapendo e non conoscendolo i casi di contagio aumenteranno sempre di più soprattutto nelle gestanti già mamme di bambini piccoli in età d’asilo.
La prevenzione è basilare ed il rischio di contagio si ridurrebbe enormemente già solo seguendo norme igieniche apparentemente banali.
Invero per limitare il rischio di contrarre infezione primaria o una reinfezione in gravidanza, le precauzioni più importanti sono di natura igienica:
• lavarsi spesso le mani, specie dopo aver toccato la bocca o il naso del bambino e dopo averlo cambiato;
• evitare contatti troppo ravvicinati con i bambini;
• non mettere in bocca il ciuccio del bambino e non condividere posate o bicchieri;
• evitare i luoghi molto affollati.
Altro traguardo che ci prefiggiamo, e che porterebbe davvero avanti la nostra battaglia, permettendo alla Stato di conoscere i numeri reali dei neonati con CMV congenito, sarebbe ottenere la possibilità di fare la diagnosi prenatale tempestiva.

Limitare i rischi di conseguenze per il nascituro significa soprattutto diagnosticare la presenza del virus nell’organismo materno tempestivamente.

Allo scopo, la futura mamma dovrebbe sottoporsi con regolarità se non ha mai contratto l’infezione al test per rilevare la presenza del Citomegalovirus. Riconoscerlo è semplice, basta un esame del sangue che ricerca la presenza degli anticorpi (immunoglobuline) specifici. In particolare, si cercano due tipi di immunoglobuline:
• le IgG sono le immunoglobuline della “memoria” dell’infezione. Se risultano positive, vuol dire che la malattia è stata contratta in passato e quindi l’organismo ha sviluppato difese immunitarie.
• Le IgM sono invece le immunoglobuline che si formano quando c’è un’infezione acuta, primaria o, meno frequentemente, ricorrente, quindi segnalano che la malattia è in atto. Per questo motivo uno screening prima della gravidanza e poi mensilmente dall’inizio alla fine della gestazione, è una misura preventiva necessaria e da promuovere. In questo modo, si evidenziano non solo le infezioni primarie ma anche molte positività non specifiche di IgM anti-CMV.
AntiCito è l’unica Onlus italiana che si occupa di tali problematiche e grazie al nostro lavoro in questi anni abbiamo potuto supportare tante mamme preoccupate ed in difficoltà oltre che organizzare convegni di portata internazionale e presentare mozioni al nostro governo volte a sensibilizzare il potere legislativo in materia e cercare quantomeno di ottenere l’incremento di un’attività capillare di informazione e prevenzione.
AntiCito fa anche parte di un’organizzazione internazionale “National CM foundation” che ci permette di entrare in contatto con le organizzazioni di altri paesi e confrontarci sia sui differenti progressi scientifici che sulle modalità governative di gestione della problematica.
Un virus tanto pericoloso non può non essere conosciuto da tutti gli addetti ai lavori e dalle coppie che si accingono alla genitorialità, far conoscere la gravità e dannosità del virus permetterebbe alle future mamme di preoccuparsi di seguire le norme di prevenzione, come viene fatto per altri virus spesso meno gravi, riducendo drasticamente il numero di contagi. Prevedere tra i tanti screening anche la ricerca del CMV renderebbe i genitori più consapevoli.
Ridurre il contagio fornendo la giusta informazione e facendo prevenzione permetterebbe di diminuire la nascita di bambini positivi al Citomegalovirus congenito che necessitano di anni di screening o, nel peggiore dei casi, con gravi danni: tutte conseguenze oltre che drammatiche per le loro vite e le loro famiglie assolutamente molto costose per lo Stato.
Il CMV è davvero un grande nemico per la mamma ed il suo bambino, troppo sottovalutato e poco conosciuto. AntiCito Onlus lavora al fine di sconfiggere questa disinformazione e restare al fianco di tutte le famiglie che si trovano a dover affrontare questa dura battaglia.

Articolo di Giada Briziarelli per Anticito Onlus


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Last modified: 4 Aprile 2019