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Se il medico perde la fiducia

Fiducia, Dr Movies|

Non si accorge che insieme alle domande dà anche le risposte? Lo sapeva che un medico interrompe un paziente in media ogni 22 secondi? Il segreto è lasciarli parlare, il 90% delle diagnosi gliele dà lo stesso paziente.

Lobo temporale sinistro inoperabile: “Devi smettere di lavorare se vuoi una possibilità di guarire”. Jean-Pierre Werner ascolta queste parole ma non riesce a non farsi distrarre dalla macchia di caffè sul camice del suo medico: un’attenzione ai dettagli la sua, “deformazione professionale”. Perché anche Jean-Pierre è un medico. Ma non un medico ospedaliero. È uno di quelli che per metà della giornata va a visitare le persone a casa, e l’altra metà resta in ambulatorio ad aspettarli. Un medico vecchio stile, che tocca i suoi pazienti e che dal tipo di usura di un paio di scarpe da ginnastica lasciate nel salotto di casa della donna che era andato a visitare intuisce che potrebbe esserci qualche problema al bacino di chi quelle scarpe le porta, forse scoliosi: “Di chi sono quelle scarpe? Posso visitare anche lui?”.

“Vedrà che ce la faremo”, Jean-Pierre usa il plurale quando si rivolge ai suoi pazienti. Infonde fiducia negli altri ma a mano a mano perde la propria di fiducia. Lui ce la farà?

A ridargliela, anche se in modo indiretto, sarà Nathalie, la donna che è stata chiamata ad affiancarlo. Ex infermiera, Nathalie ha ripreso gli studi in età adulta, laureandosi in medicina e decidendo di lavorare in campagna. “Ci sono mestieri che non si imparano, come il medico di campagna”. L’accoglienza da parte di Jean-Pierre non è delle migliori, ma Nathalie, nonostante le prime difficoltà, dimostra di voler davvero imparare quello che sembra un lavoro totalmente diverso rispetto a quello imparato nel contesto ospedaliero in cui era avvenuto il suo tirocinio. La differenza fra il tipo di approccio di Nathalie e quello di Jean- Pierre raggiungerà il suo apice quando la donna deciderà di far ricoverare un vecchio paziente di 92 anni pur conoscendo il parere contrario di Jean. La sua reazione alla notizia che il signor Sorlin è stato ricoverato è estrema: ad essere insopportabile per lui è il pensiero di aver tradito la fiducia di quel paziente, a cui aveva promesso che sarebbe morto nella sua casa, accanto al suo cane. Una fiducia tradita che ha delle ripercussioni inaspettate: quando l’oncologo gli proporrà di provare un nuovo protocollo Jean-Pierre risponderà di no, che non tenterà più nessuna cura. Sarà la decisione di riportare personalmente a casa Sorlin a permettergli di recuperare quella speranza nella medicina come vero “prendersi cura” dell’altro. Quello che poteva essere il suo ultimo atto medico sarà invece l’inizio di un nuovo capitolo. Jean-Pierre decide di sottoporsi al protocollo sperimentale: la fiducia recuperata nella medicina gli consentirà infine di firmare il suo primo atto da paziente.

Last modified: 19 Luglio 2019