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Intelligenza Artificiale vs Intelligenza Umana

Tech no tech, Equilibrio|

Jeopardy, puntata finale. In gara ci sono Ken Jennings e Brad Rutter, campioni del quiz a premi statunitense, e un “computer”. O meglio, Watson, sistema computazionale avanzato sviluppato da IBM. Un milione di dollari vinti da Watson in finale (naturalmente devoluti in beneficenza) e la caratteristica del quiz che prevede che il concorrente debba indovinare la domanda giusta in base ai suggerimenti del presentatore, indovinelli e giochi di parole che avrebbero dovuto mettere in crisi l’intelligenza artificiale del computer… Avrebbero.

Questa volta Sherlock Holmes non c’entra nulla, Watson deve il suo nome a Thomas J. Watson, storico dirigente della IBM. A partire dalla sua realizzazione, nel 2011, IBM ha deciso di testare Watson su alcune delle più importanti sfide della “real life”. Tra queste, l’obiettivo di migliorare l’assistenza sanitaria attraverso l’analisi dei big data. La salute: è questo infatti il campo su cui IBM intende dimostrare tutto il potenziale dell’intelligenza artificiale.

A questo scopo ha avviato numerose collaborazioni con alcune cliniche americane per l’utilizzo di Watson in ambito sanitario: le sue capacità di analisi dei dati (Watson riesce a leggere 200 milioni di pagine di testo in tre secondi), il linguaggio naturale basato sulla generazione di ipotesi e l’apprendimento basato sull’evidenza, ne avevano predetto il possibile utilizzo come supporto al medico nel prendere decisioni cliniche.

A partire dal 2014 il Memorial Sloan Kettering Cancer Center in collaborazione con l’università del Texas si sta occupando del training di Watson attraverso un team composito di medici, scienziati, ricercatori che stanno insegnando alla macchina come comprendere i sintomi dei tumori, fare diagnosi accurate ed elaborare strategie terapeutiche per i pazienti.

I risultati? Per ora stentano ad arrivare: le informazioni che arrivano dagli esseri umani non sono “perfette” e in oncologia non esiste una unica risposta esatta, come nel mondo dei quiz.

Dall’IBM sostengono che “The promise of AI is that it can, in fact, free up doctors by providing them with decision support tools, allowing them to make accurate, evidencebased decisions, and giving them time to provide personalised, compassionate care” (intervista rilasciata da Kyu Rhee, MD, MPP, Chief Health Officer, IBM): una dichiarazione che implicitamente ci sta dicendo tutt’altro. Cioè quello che Watson non potrà mai fare: cure compassionevoli, empatia, e decisioni basate sulla storia riportata dal paziente. Uno a zero per noi.

Last modified: 7 luglio 2017