Europa Donna Italia

Se ascolto e relazione tra medico e paziente sono autentici migliorano qualità di vita e sopravvivenza

Autenticità| Il punto di vista di Europa Donna Italia

Europa Donna Italia premia i medici più empatici e vicini alle pazienti.

Il “Riconoscimento U.V. al Laudato medico” è giunto alla sua terza edizione: istituito nel 2017 da Europa Donna Italia (https://europadonna.it/) per preservare l’eredità umana di Umberto Veronesi, il premio è un modo semplice e diretto attraverso il quale le pazienti con tumore al seno possono dire il loro “grazie”, segnalando i medici che nei Centri di senologia multidisciplinari hanno dimostrato particolari doti di empatia, umanità e vicinanza.
Un argomento sul quale tutti convergono (da Paolo Veronesi, Presidente Fondazione Umberto Veronesi a Rosanna D’Antona, Presidente Europa Donna Italia) è il tempo dedicato all’ascolto da parte del medico. “La fonte principale delle difficoltà che incontrano le pazienti è il ridotto tempo a disposizione per il dialogo con il medico: non più di 20 minuti, molte volte anche meno, durante i quali il medico deve sbrigare le formalità amministrative, esaminare la paziente e dedicarle anche attenzione e ascolto.” spiega Rosanna D’Antona, Presidente Europa Donna Italia.
La prima regola quindi è proprio l’ascolto: ascoltare la paziente, darle il tempo di parlare, perché se non si ascolta non si può entrare in empatia con la persona che abbiamo davanti e che si rivolge a noi. Dall’ascolto si passa a capire quali sono le aspettative, le esigenze e le priorità specifiche del paziente, perché per lo stesso tipo di patologia si possono avere diversi bisogni e aspettative a seconda della situazione personale, famigliare, lavorativa ed economica.

Laudati medici dell’edizione 2019 Palma Fedele, Dirigente Medico UOC di Oncologia Medica, Ospedale Antonio Perrino di Brindisi; Giuseppe Di Martino, Dirigente Medico UOS di Chirurgia Generale, ASP Caltanissetta – Ospedale Vittorio Emanuele di Gela; Simona Cristallini, Ospedale San Luca di Lucca; Emanuela Garasto, Ospedale San Paolo di Bari.

Quasi cinquemila le segnalazioni delle pazienti, con un incremento del 43% rispetto alla prima edizione: a dimostrazione che, come ci tiene a sottolineare Rosanna D’Antona: “Questa iniziativa, che sembrava una scommessa, risponde a un’effettiva necessità sia delle pazienti che desiderano evidenziare la buona pratica nei loro medici, sia da parte della classe medica che ha bisogno di essere sensibilizzata sull’importanza di curare anche la componente umana attraverso il dialogo e l’ascolto per lenire l’ansia, la sofferenza, il malessere interiore”.
Una conferma anche quella di Fondazione MSD, che con la filosofia del Premio ha in comune la propria visione, e che anche quest’anno ha sostenuto il riconoscimento attraverso il suo supporto incondizionato.
Sono oramai molti anche i dati scientifici a supporto del reale beneficio che può conseguire una relazione medico-paziente autentica, basata sulla fiducia, sull’empatia, sulla comprensione e sulla disponibilità all’ascolto. Tutte qualità che sono alla base di un sostegno piscologico adeguato e che però raramente è fornito nei Centri di Oncologia. Come ci racconta Rodolfo Passalacqua, Responsabile Scientifico HuCare, Direttore U.O. di Oncologia, ASST Istituti Ospedalieri Cremona: “La prima fase del progetto HuCare, finanziato dal Ministero della Salute e dalla Regione Lombardia, prevedeva proprio una strategia per implementare nei reparti questo tipo di interventi e che fossero attivati dal personale medico e infermieristico, intorno ad alcuni obiettivi: saper comunicare con il malato, dare sempre le corrette informazioni, fare lo screening dei bisogni sociali. La seconda fase invece dello studio HuCare2, finanziato da AIOM e portato avanti dal gruppo dell’Oncologia di Cremona, dall’Unità ricerca e innovazione dell’Ospedale di Parma, prevede di misurare l’efficacia sui pazienti di questi interventi e, da uno studio randomizzato condotto in 15 Oncologie in tutta Italia, possiamo già dire, su basi scientifiche, che l’applicazione di queste strategie migliora la qualità di vita dei malati.
Da un’analisi multivariata risulta esserci un miglioramento di circa il 20% nella qualità di vita dei pazienti e una riduzione importante dei bisogni rilevati, che sono passati dal 70 al 50% a distanza di tre mesi: i bisogni sanitari in senso lato hanno subito un dimezzamento, passando dal 20% al 10%, i bisogni di tipo economico sono passati dal 40% al 30%, il bisogno di un miglior rapporto con il personale sanitario è passato dal 58% al 22% e i bisogni di tipo psicologico o famigliare e sociale si sono ridotti dal 55% al 43%. Nel gruppo di controllo invece non si è registrato alcun calo dei bisogni. È evidente che una migliore capacità di comunicare di tutti gli operatori sanitari si riflette positivamente sul percorso del paziente.
Da evidenze indirette sappiamo che se un paziente ha un buon rapporto con il reparto di presa in carico, ha anche una migliore aderenza alle terapie, va di meno in ospedale per fare ulteriori controlli, ha meno accessi al Pronto soccorso, impegna di meno le strutture e, se viene ospedalizzato, il ricovero è più breve, con una migliore qualità della vita complessiva. Ulteriori studi evidenziano che anche la sopravvivenza è migliore mentre diminuisce il burn-out del personale.”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Leggi anche l’articolo sui Patient-Reported Outcome in oncologia

 

Last modified: 20 Gennaio 2020