Il percorso di accesso alla contraccezione

Percorsi| A cura della Redazione

“Pianificazione familiare”, “contraccezione”, “pianificazione della gravidanza”: nonostante gli sforzi per ampliare l’accesso alla contraccezione da parte di uomini e donne siano globali, in ampie parti del mondo si registra ancora un notevole ritardo rispetto a quella che è considerata una delle condizioni basilari per il raggiungimento dell’obiettivo: un’informazione ricca e corretta e un’offerta gratuita e pubblica.
Senza dimenticare che anche laddove l’accesso alla contraccezione è più “semplice” e rodato, c’è un altro percorso difficile, almeno sul versante femminile. Secondo una ricerca pubblicata nel 2013 dai CDC statunitensi, infatti, una donna americana prova tre diversi metodi contraccettivi entro i 40 anni e il 30% prova cinque o più metodi entro quell’età, prima di trovare quello “adatto” alle sue necessità. A determinare questo pellegrinaggio tra metodi contraccettivi è sempre una informazione inadeguata: sulle caratteristiche del metodo, su eventuali effetti indesiderati, sulla modalità di somministrazione o utilizzo.

AIDOS
Fin dalla sua fondazione, avvenuta nel 1981, AIDOS ha lavorato – nei cosiddetti paesi in via di sviluppo, nelle sedi internazionali e in Italia – per costruire, promuovere e difendere i diritti, la dignità e la libertà di scelta di donne e ragazze. L’approccio di AIDOS nasce dal dialogo ininterrotto e paritario con le organizzazioni femminili e non governative di tutto il mondo e con chi si occupa di diritti umani, diritti delle donne e della comunità LGBTQ.

AIDOS realizza progetti per la salute sessuale e riproduttiva, il diritto allo studio l’empowerment economico e la formazione

Facebook: https://www.facebook.com/Aidos.it

Twitter: https://twitter.com/AIDOS_ong

YouTube: https://www.youtube.com/channel/UCfquLdUHAlkCNsNr7t6R7rw

Instagram: https://www.instagram.com/aidos_ong/

Da anni AIDOS (Associazione Italiana Donne per lo Sviluppo) collabora al Contraception Atlas dell’European Parliamentary Forum for Sexual & Reproductive Rights (EPF) con l’intento di misurare l’accesso alla contraccezione in Europa. I risultati, basati sull’analisi di 45 paesi europei, mostrano che per molti di questi garantire che le persone possano esercitare il proprio diritto di scelta sulla vita riproduttiva non è una priorità.
E sono stati proprio i risultati del nostro Paese (26esimo posto su 45, ben lontano da Francia, Germania e Inghilterra), mostrati dal Rapporto, a suggerire la necessità di un approfondimento. Sfida che AIDOS raccoglie e che, con il supporto non condizionante di MSD Italia, porta avanti fino alla pubblicazione di un Report specifico: l’Atlas italiano sull’accesso alla contraccezione.

Dal macro al micro

Approfondire lo studio su base regionale è stato il passo successivo: in Italia infatti sono le politiche regionali a dare concreta attuazione all’offerta dei servizi di prevenzione e tutela della salute sessuale e riproduttiva. E i consultori sono stati il campione di riferimento scelto (ne sono stati arruolati 132): il percorso per l’accesso alla contraccezione inizia da quelle che sono le unità territoriali preposte allo scopo.
Sottofinanziati e sotto organico, i consultori sul territorio italiano mostrano purtroppo sia differenze regionali, che ripropongono l’annoso divario fra Nord e Sud (con alcune eccezioni, come la Puglia), sia un omogeneo e forte indebolimento su tutto il territorio nazionale.
Difficile reperibilità, costo elevato, difficoltà di accesso alle informazioni autorevoli: posto che queste sono le motivazioni per cui la contraccezione in Italia non raggiunge ancora i risultati ottimali, la scelta di offrire la contraccezione gratuita soprattutto alle fasce fragili (donne giovani, post IVG, e socialmente più vulnerabili, come le donne a basso reddito e/o straniere) nei consultori sarebbe potuta essere una soluzione plausibile. Eppure solo 6 Regioni su 20 fino a oggi riescono a mettere a disposizione gratuitamente i contraccettivi: si tratta della Puglia (la prima, nel 2008), Emilia Romagna, Piemonte, Toscana, Lombardia e Marche. Proprio per “restituire una mappa delle differenze interne al contesto nazionale e di isolare, laddove esistano, dei modelli regionali sull’accesso all’informazione e all’offerta di metodi contraccettivi” l’Atlas italiano ha cercato di rispondere alle seguenti domande: Qual è la performance delle regioni italiane rispetto al libero accesso alla contraccezione? Possono essere individuati dei cluster?
I metodi contraccettivi per cui è stato analizzato l’accesso sono stati: il preservativo maschile, il preservativo femminile, il diaframma, la spirale, la pillola, il cerotto, l’anello vaginale, il bastoncino anticoncezionale, la pillola del giorno dopo, la pillola dei 5 giorni dopo, il contraccettivo intrauterino (IUD) e l’impianto contraccettivo sottocutaneo.
Due le dimensioni di indagine: 1. l’accesso alle informazioni e alla promozione di una contraccezione consapevole e 2. l’accesso all’offerta di metodi contraccettivi, soprattutto per per le fasce fragili (donne giovani, post IVG, e socialmente più vulnerabili, come le donne a basso reddito e/o straniere.
I risultati, riportati nel report scaricabile gratuitamente, mostrano in generale un punteggio più alto per l’accesso all’informazione rispetto alla dimensione dell’offerta, differenza spiegabile in ragione della scarsità delle risorse disponibili (l’informazione sulla contraccezione è meno costosa rispetto alla offerta di contraccezione gratuita). Le regioni che occupano i primi tre posti sono “l’Emilia Romagna, la Toscana e la Puglia, con indici Atlas finali rispettivamente dell’88%, dell’81% e del 72%”. Le ultime posizioni sono invece occupate “dall’Abruzzo, dal Molise e dalla Sicilia, con indicatori pari rispettivamente a 41%, 34% e 33%.”


Avere utilizzato i consultori come unità di misura per la ricerca ha permesso ad AIDOS di avere conferma di uno dei loro cavalli di battaglia: laddove non vengano garantiti e tutelati “spazi femministi dedicati alla salute di genere” la ricaduta sulle libertà di scelta delle donne e delle persone LGBTI si riduce ulteriormente. Il percorso di accesso alla contraccezione dovrebbe partire da presidi in “buona salute”.
I consultori, istituiti nel lontano 1975 proprio per l’affermazione dei diritti sessuali e riproduttivi, hanno subito nel tempo una diminuzione preoccupante: “dai 2.725 consultori familiari diffusi su tutto il territorio (circa 1 ogni 20.000 abitanti) nel 1993 si è passati ai 1.944 pubblici e 147 privati (0,6 ogni 20.000 abitanti) nel 2016.”
Ed è proprio relativamente a questi numeri che la prima delle cinque raccomandazioni con cui AIDOS conclude il suo rapporto recita di “garantire una maggiore capillarità dei consultori sul territorio nazionale fino ad averne uno ogni 20 mila abitanti così come previsto dalla legge 34/96 anziché i 35.000 attuali.”

Last modified: 6 Aprile 2020