Le persone che cambieranno il mondo

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Il mondo corporate sta mostrando di avere una grande attenzione e capacità di risposta ad alcune questioni sociali, ed è sempre più frequente che siano proprio i CEO delle grandi aziende a prendere posizione di fronte a eventi su cui rimanere “neutrali” non è più possibile.
Cambiano gli obiettivi aziendali: creare valore per gli azionisti non è più la sola stella polare degli amministratori delegati del mondo, accanto a lei brillano numerosi altri astri, dall’attenzione alle condizioni lavorative dei dipendenti e alle loro comunità di appartenenza, al sostegno di trasformazioni sociali anche al di fuori del proprio ambito di competenza aziendale.
Non parliamo solo, quindi, dell’impegno nei consueti temi legati alla sostenibilità e alla responsabilità sociale d’impresa: ad esempio, in tempi recenti un gigante come la Unilever ha richiesto maggiore responsabilità e trasparenza ai social media (Facebook in primis) non esitando a utilizzare la formula del boicottaggio attraverso la sospensione di tutte le sue pubblicità.
Tradizionalmente, ci aspettiamo che siano i governi (e la società di cui sono espressione) ad affrontare questi problemi, perché nella maggior parte del mondo esiste una divisione “storica” dei ruoli: le aziende guidano l’attività economica mentre i governi si prendono cura del bene comune.
Ma quello che sta emergendo con sempre maggiore chiarezza, è che i governi potrebbero non essere in grado di affrontare alcune sfide attuali. Ad esempio, nell’Unione Europea, dove ci sono 1,7 elezioni nazionali ogni trimestre, non sussiste la continuità politica necessaria ad affrontare sfide a lungo termine. E nel resto del mondo il discorso politico è così polarizzato da non permettere una capacità di azione realistica, ma solo di propaganda.
Tutti validi motivi per i CEO di assumere un ruolo più coraggioso nell’affrontare alcune delle principali questioni della società, agendo per il bene comune e non solo per gli interessi immediati delle società che guidano. Anche perché il loro raggio di azione può essere globale, a differenza dei governi nazionali.
Possono quindi realisticamente anche fornire al mondo politico una lettura dei fenomeni più efficace e una strategia più precisa per il cambiamento (ad esempio, sempre nel caso dell’attacco corporate ai giganti del tech, potrebbe essere un chiaro segnale che spinga i politici ad avere maggior fiducia nel metter pressione a ai social media).
Pensiamo ad esempio all’ondata di disordini civili seguita all’uccisione di George Floyd, in un momento già fragile dovuto alla pandemia e a una economia che non dà segnali di ripresa. Emblematica di quello che stiamo dicendo è l’intervista rilasciata da Ken Frazier, presidente e CEO di Merck alla CNBC.

Guarda l’intervista su YouTube

Parlando di razzismo sistemico e disuguaglianze mai veramente colmate tra americani e afroamericani, Frazier ha affermato che i leader della comunità imprenditoriale possono essere una “forza unificante” e avere la capacità di creare posti di lavoro e nuove opportunità. Lo stesso cambiamento attraverso il sistema politico statunitense così “polarizzato” sarebbe più difficile.
Cresciuto a Filadelfia negli anni ‘60, Frazier (65 anni) era tra gli afroamericani del centro città che raggiungeva in autobus la scuola a più di un’ora di distanza.
“So per certo che ciò che ha messo la mia vita su una traiettoria diversa è stato che qualcuno è intervenuto per darmi un’opportunità, per colmare quel divario di opportunità”, ha detto. “E quel divario di opportunità è ancora lì.”
“Il nocciolo della questione” conclude Frazier “è che nessuno di noi può ricostruire questo grande paese, e la buona notizia è che nessuno di noi deve farlo da solo”. “Insieme, possiamo effettivamente rendere questo il paese che rappresenta gli ideali che sono sempre stati dietro di esso.”

Sull’importanza che il mondo corporate sta dimostrano di aver nel portare avanti le istanze, ad esempio, di un tema come la Diversity & Inclusion, abbiamo raccolto la testimonianza di Nicoletta Luppi, Presidente e Amministratore Delegato MSD Italia: “Tolleranza, apertura, scambio e rispetto sono sicuramente aspetti collegati all’etica o al sociale, ma al tempo stesso elementi fondamentali per la crescita, lo sviluppo e la ricchezza, anche economica, non solo delle singole Aziende, ma dell’intero Sistema Paese.”

Last modified: 6 Ottobre 2020