Effetti della pandemia da Covid-19 sul benessere mentale: il fenomeno “skin hunger”

Resilienza| A cura di Michele Ribolsi

Negli ultimi mesi, la pandemia da Covid-19 ha provocato un impatto devastante a livello globale. Scoppiata a Wuhan, in Cina, verso la fine dello scorso anno, in meno di due mesi il contagio si è trasformato in una minaccia senza precedenti per la salute pubblica, costringendo tutti i paesi del mondo ad affrontare sfide uniche (Singhal, 2020).
Solamente nel nostro Paese, si contano al 17 dicembre 67.220 pazienti deceduti SARS-CoV-2 positivi, di cui una percentuale minore del 2% di età inferiore ai 50 anni.
L’effetto della pandemia non è però limitato al “solo” aspetto medico, ma comporta immense implicazioni psicosociali ed economiche, i cui effetti vanno ben oltre il contagio di per sé.
I viaggi e gli spostamenti sono limitati, le frontiere internazionali e nazionali sono state intensificate, le economie nazionali sono nella maggior parte dei casi in grave recessione con milioni di posti di lavoro persi e intere fasce di popolazione costrette all’isolamento nelle proprie case per contenere la diffusione dell’infezione.
Uno degli effetti più drammatici, sebbene difficilmente calcolabile secondo le statistiche ufficiali, è dato dalla grave compromissione delle interazioni e dei legami sociali, due elementi strutturali e fondativi della civiltà umana.
In attesa del vaccino contro il virus, il distanziamento sociale, l’utilizzo delle mascherine e l’assoluto rispetto di norme igieniche impensabili fino a un anno fa rimangono le principali strategie per contrastare la diffusione del contagio. Ciò ha costretto diversi paesi a imporre il cosiddetto “lockdown”, ovvero misure volte a limitare o ridurre al minimo indispensabile l’interazione sociale.
L’isolamento sociale “per decreto” e la rottura dei legami sociali non possono che determinare inevitabilmente delle conseguenze a livello psicologico. La recessione economica e la disoccupazione, l’esacerbazione di disagi psichici preesistenti, la paura del contagio, l’incertezza, l’isolamento, il panico di massa hanno contribuito all’incremento di una delle cause di mortalità più preoccupanti: il suicidio (Organizzazione mondiale della sanità, 2020).
I gruppi “psicologicamente” più vulnerabili sono rappresentati dai cosiddetti “lavoratori in prima linea” (operatori sanitari, addetti alle vendite al pubblico, etc), e dagli anziani, i senzatetto, i migranti e i lavoratori precari. Studi di revisione hanno documentato un incremento dei livelli di autolesionismo tra il personale medico-sanitario impegnato nei centri Covid (Torales et al, 2020). Nel complesso, la pandemia ha determinato un incremento dei disturbi del sonno, dei disturbi d’ansia, dell’uso di sostanze, di depressione e autolesionismo tra i medici direttamente coinvolti nella lotta alla pandemia. Livelli simili di disagio psichico e autolesionismo sono documentati in persone che hanno contratto l’infezione (Reger et al, 2020).
Uno degli aspetti psicologicamente più rilevante è rappresentato dalla solitudine e dal suo impatto sul benessere fisico e mentale. Studi condotti per lo più negli USA hanno dimostrato come la solitudine, la loneliness, abbia di per sé un impatto sulla salute fisica con un incremento della mortalità nella popolazione generale.
La solitudine è associata a condizioni mediche a lungo termine, tra cui ipertensione, malattie cardiovascolari, ictus, declino cognitivo, oltre naturalmente ad un maggior rischio di depressione e suicidio.
In realtà, alcuni dati emersi dalla letteratura hanno mostrato dati inaspettati. Un recente studio tedesco, ad esempio, ha dimostrato come il benessere mentale della popolazione anziana sia rimasto in gran parte inalterato durante il lockdown (Röhr et al, 2020), confutando lo stereotipo comune della terza età come un periodo di “debolezza” e “vulnerabilità”. Ovviamente, il dato andrebbe consolidato a lungo termine e in diversi paesi di cultura non tedesca, ad esempio nei paesi mediterranei o sud-americani.
Al contrario, la solitudine e il distanziamento sociale ha provocato effetti molto significativi in termini di ansia e depressione negli adolescenti e nei bambini (Nearchou et al, 2020). Curiosamente, il distanziamento sociale imposto dall’autorità genitoriale genera minore disagio psicologico rispetto all’isolamento secondario all’allontanamento volontario dei “pari”, legato, ad esempio, al fatto che i compagni di gioco o gli amici pongano un rifiuto alla richiesta di gioco in comune. In qualche modo percepire il distanziamento sociale come una regola familiare può aumentare il senso di coesione familiare, il che è un fattore che contribuisce positivamente alla salute mentale negli adolescenti (Nearchou et al, 2020).

IL FENOMENO DELLO SKIN HUNGER

Una delle conseguenze meno note della pandemia Covid-19 e dei suoi effetti sul benessere mentale è il cosiddetto effetto Skin Hunger, letteralmente “fame di pelle”. La fame di pelle è il nostro bisogno di toccare ed essere toccati dagli altri. Gli esseri umani sono intrinsecamente individui “sociali”, abituati fin dalla nascita al contatto umano, contatto umano che è reso impossibile se non proibito dalle norme di distanziamento sociale. Quando nasce un bambino, è prassi consueta porlo sul petto nudo della madre proprio per facilitare la prima forma di comunicazione, non verbale, ma per l’appunto tattile. Toccare, maneggiare, accarezzare il neonato, favorire il contatto pelle a pelle, rassicura il bambino, gli permette di sopportare le prime frustrazioni e di addormentarsi.
Per gli adulti, il contatto tattile è parte importante del modo in cui entriamo in contatto con l’altro, stringiamo un accordo o sigliamo un’amicizia. Semplici azioni come darsi la mano, baciarsi, abbracciarsi, tenersi per mano o semplicemente toccarsi soddisfano questo bisogno innato di contatto.
La rivista medica Nature ha pubblicato uno scritto di Bo Balder, scrittrice freelance che vive e lavora nella città olandese di Utrecht, vicino ad Amsterdam (Balder 2016). Lo scritto si chiama “skin hunger” ed è dedicato esattamente a questo fenomeno.
Riporto un estratto tradotto in italiano:

“Kirsten bussò. Il battente d’ebano scolpito atterrò silenziosamente sul velluto. La porta si spalancò e lei entrò nel corridoio buio. La porta si chiuse, non con un suono ma con un’intensificazione dell’aria all’interno, rendendola più asciutta, più buia e più silenziosa.
Attese che i suoi occhi si fossero abituati all’oscurità. A volte provava attesa, a volte paura. Spesso non provava molto. Apprezzava gli sforzi dei suoi ospiti, ma la gratitudine non aveva più il potere di mitigare la consapevolezza che non sarebbe mai uscita di qui. Essendo l’unica sopravvissuta all’incidente, ciò che le mancava di più erano gli altri umani…Kirsten iniziò a camminare … I suoi piedi toccavano un pavimento caldo e silenzioso che somigliava al legno…Anche se la sua mente stava sprofondando nella disperazione, il suo corpo poteva ancora reagire a piccoli piaceri”.

Le parole della scrittrice Bo Balder descrivono molto bene il godimento legato al contatto tattile (“il suo corpo poteva ancora reagire a piccoli piaceri”) come baluardo rispetto alla disperazione (“ciò che le mancava di più erano gli altri umani”).
La pandemia Covid-19, a causa delle norme di distanziamento sociale, ha reso “proibita” questa forma di godimento e di comunicazione “non verbale”. Abbracciarsi, toccarsi è diventato vietato e colpevole di favorire la catena di contagio.
Lo psicoanalista francese Didier Anzieu ha sottolineato nel suo saggio “L’Io pelle” (1974) la funzione fondamentale della pelle e del contatto tattile nella costituzione dello sviluppo psichico. Secondo Anzieu la pelle “fornisce all’apparato psichico le rappresentazioni costitutive dell’Io e delle sue principali funzioni”. L’ Io-pelle è “una rappresentazione di cui si serve l’Io del bambino durante le fasi precoci dello sviluppo, per rappresentarsi sè stesso come Io che contiene i contenuti psichici, a partire dalla propria esperienza della superficie del corpo” (Anzieu 1974).
Il contributo dello psicoanalista Anzieu pone in risalto un aspetto non trascurabile: il contatto della pelle non è solamente un fenomeno di gratificazione e piacere, ma rappresenta una forma di comunicazione pre-verbale costitutiva della struttura del soggetto.
Non possiamo trascurare gli effetti psicologici della pandemia. Ci vorranno anni per capire le tracce di questi mesi di distanziamento sociale sulla vita degli individui. Non possiamo ancora immaginare quando questo periodo sarà definitivamente alle spalle, ma abbiamo la certezza che rimarranno a lungo nella nostra memoria delle tracce indelebili.

BIBLIOGRAFIA

  1. Singhal T. A review of Coronavirus Disease-2019 (Covid-19). Indian J Pediatr. 2020; 87:281-286.
  2. Torales J, O’Higgins M, Castaldelli-Maia JM, Ventriglio A. The outbreak of Covid-19 coronavirus and its impact on global mental health. International Journal of Social Psychiatry. 2020; 66:317-320.
  3. Reger MA, Stanley IH, Joiner TE. Suicide Mortality and Coronavirus Disease 2019—A Perfect Storm? JAMA Psychiatry. 2020;77:1093–1094.
  4. Röhr S, Reininghaus U, Riedel-Heller SG. Mental wellbeing in the German old age population largely unaltered during Covid-19 lockdown: results of a representative survey. BMC Geriatr. 2020; 20:489.
  5. Nearchou F, Flinn C, Niland R, Subramaniam SS, Hennessy E. Exploring the Impact of Covid-19 on Mental Health Outcomes in Children and Adolescents: A Systematic Review. Int J Environ Res Public Health. 2020; 17:E8479.
  6. Balder, B. Skin hunger. Nature 537, 128 (2016).
  7. Anzieu D. L’Io-Pelle. Roma: Borla, 1974.

Michele Ribolsi
Ricercatore in Psichiatria, Università Campus Bio-Medico di Roma. Email: michele.ribolsi@unicampus.it

Last modified: 23 Dicembre 2020