cinema paralitico

Il cinema “infermo” in cui non succede niente

Vita, Dr Movies|

“Guarda ogni cosa
come se fosse bella.
E se non lo è
vuol dire che devi
guardare meglio.
Cerca paesaggi
onesti e chiari
ora che le persone
sono incomprensibili.
Considera che la cosa
più difficile è guardare
una cosa qualsiasi
in un giorno qualsiasi.„
Franco Arminio

L’incontro fra lo scrittore Franco Arminio e il regista Davide Ferrario avviene al Festival di Mantova di due anni fa. Al tavolino della colazione nasce l’idea di un cinema in cui non accade nulla (Il Nuovo Cinema Paralitico, così lo definisce Arminio e così si chiamerà il progetto). La forma che indossa questa idea è quella di un viaggio in Italia, lontano dai centri affollati, dove accadono le cose, alla ricerca di quelle rivelazioni con cui la realtà ti ripaga se le dimostri di saperla osservare. Pochi minuti di ripresa, due al massimo, una troupe ridotta all’essenziale, la possibilità di montare il materiale con combinazioni sempre diverse, all’infinito. Il tentativo è quello di salvare il presente, fissandolo in piccoli documenti visivi, per preservare i luoghi dallo svanimento imposto dall’omologazione. Se l’emergenza sanitaria legata al Covid-19 ci ha imposto di fermarci, il progetto cinematografico di Arminio e Ferrario è un invito a continuare a farlo, osservando meglio quello che ci circonda.


Le nove “piccole scene della vita in piccoli luoghi marginali” sono: Luoghi rotti, L’Italia dell’ultimo banco, Piazze, Alberi e campagne, Paesi, Teatri, Luoghi sacri, Periferie e Acque e sono tutti disponibili sul sito del Corriere della Sera. Spazi attraversati dalle parole delle poesie di Arminio, un elogio alla lentezza, all’essenzialità della vita, che quando si mostra priva di additivi ed eccipienti, è di una bellezza disarmante.

Last modified: 3 Luglio 2020