Il futuro e lo stupore: la sesta edizione di Call4brain

Vita| A cura della Redazione

Enorme è stata la sfida di chi si è trovato ad affrontare l’ignoto e l’incerto nei reparti d’ospedale vessati dalla COVID-19. Chi ha dovuto capire da solo come curare e aiutare la persona che aveva davanti a combattere, spesso a morire, stando dall’altra parte del vetro. “Non si è discusso come comunicare, specie con i pazienti che rifiutavano la relazione con qualcuno al di là dello schermo, che non volevano affrontare una distanza troppo grande. Per me rimane un momento difficile, come se noi medici non avessimo fatto bene quella parte lì. Ci portiamo dentro questo aspetto e avremo bisogno di elaborarlo in futuro, noi per primi”. A parlare sono Alessandro Soria e Simone Benatti, medici rispettivamente nelle strutture ospedaliere di Monza e Bergamo. L’occasione, il 30 maggio 2020 è stato il TEDMED LiveCall4brain”, giunto alla sesta edizione e organizzato da FightTheStroke, un movimento nato dall’esperienza di Francesca Fedeli e Roberto D’Angelo con il loro figlio Mario, che supporta la causa dei giovani sopravvissuti all’ictus e con una disabilità di paralisi cerebrale infantile.
I farmaci del futuro, le diagnosi del futuro, l’assistenza medica del futuro, la comunicazione della scienza del futuro. Di una cosa oggi siamo sicuri: questo futuro è traboccante di incertezza.

LA COMUNICAZIONE DELLA SCIENZA DEL FUTURO

Comunicare la scienza significherà sempre di più saper spiegare questo aspetto senza atterrire, senza provocare un rifiuto da parte di chi ascolta di fronte alla profondità della complessità dei sistemi in cui siamo immersi.
“La situazione di rischio implica la capacità razionale di guidare i ragionamenti, ma il più delle volte mette in campo una serie di pensieri istintivi che ci portano a modificare la percezione del rischio, e alla fine sottovalutiamo il problema, come il fumatore che sa che fa male fumare ma non vuole smettere” racconta Roberta Villa, medico e giornalista scientifica che da trent’anni si occupa di comunicazione in medicina, e che dall’inizio della pandemia ha iniziato a gestire un profilo Instagram che è diventato subito un punto di riferimento indipendente e seguitissimo. “Il rischio crea paura verso qualcosa che non vediamo, ed è da qui che dobbiamo partire per iniziare ad ascoltare i timori che le persone ci manifestano e riuscire a farci ascoltare a nostra volta”.
“Quando attraversiamo un periodo di incertezza non abbiamo quasi mai le risposte che chiediamo, in breve tempo” aggiunge Massimo Polidoro, comunicatore scientifico e Segretario Nazionale del CICAP, intervistato da Gianluca Dotti. Tante cose sembrano fornire delle spiegazioni ma in realtà non spiegano nulla, attribuiscono solo una colpa. “Abbiamo bisogno di identificare un capro espiatorio, per poter dare la colpa a qualcuno. In questo un ruolo centrale ieri oggi e domani lo gioca la scuola, insegnando non tanto i contenuti della scienza, ma il metodo scientifico e la logica del ragionamento per distinguere quello fallace”.

I SOCIAL NETWORK DEL FUTURO

Già il 25 marzo, dopo due settimane dall’inizio del lockdown, in Italia il numero di chiamate vocali e di video-chiamate su Messenger e Whatsapp sono raddoppiate. Nell’ultimo mese sono aumentate di oltre il 1000%. Il tempo trascorso sulle app di Facebook è aumentato del 70%, i like sono raddoppiati in una sola settimana. Quanto alla solidarietà, da gennaio 2020 sono stati raccolti oltre 65 milioni di dollari attraverso i sistemi di fundraising di Facebook e Instagram.
È innegabile che i social network abbiano avuto e avranno una parte centrale in questo nuovo ecosistema informativo. “Dall’inizio dell’epidemia Facebook ha agito su più fronti per fare il possibile per garantire che la gente ricevesse informazioni accurate. Già a metà marzo abbiamo aperto un Centro informazioni sul COVID-19, dove trovare le ultime notizie sull’epidemia da fonti autorevoli, come l’Organizzazione Mondiale della Sanità, il Ministero della Salute e la Presidenza del Consiglio del Ministri in Italia” ha raccontato a Cristina Da Rold Livia Iacolare, Responsabile della Media partnership di Facebook Italia. “Si trovano anche articoli selezionati dai news curators di Facebook e consigli per rimanere in salute”.
Lo stesso è avvenuto su Instagram: cliccando sull’hashtag #covid19 si apre un popup che indirizza a fonti ufficiali. Infine su Whatsapp il 18 marzo è stato lanciato in partnership con OMS e UNICEF un centro informazioni con una guida efficace per operatori sanitari e la possibilità di attivare la ricezione di alert gestiti da OMS su Whatsapp. “Per dare un’idea dei numeri, nei primi 3 giorni di lancio hanno utilizzato questo servizio 10 milioni persone; oltre 2 miliardi di utenti sono stati indirizzati verso fonti autorevoli attraverso questi strumenti e 350 milioni di persone hanno cliccato su questi link.”
Nuovi strumenti ma il problema è sempre lo stesso del passato, e anzi molto più impattante nelle nostre vite: chi decide, e su che basi, che un’informazione va eliminata perché scorretta? Come lavorano i factcheckers dentro Facebook? “Negli ultimi due anni, abbiamo coinvolto decine di factcheckers che appartengono all’international factchecker network” spiega Iacolare. “Il nostro sistema si basa sulla coesistenza del fattore umano, incluse le segnalazioni degli utenti e di meccanismi di machine learning che identificano gli elementi pericolosi, in questo caso per la salute.”
Quando i factcheckers stabiliscono che una notizia è falsa o parzialmente falsa, essa viene rimossa da Facebook se viola apertamente le regole della comunità, cioè se contiene hate speech o se è pericolosa come bere candeggina per sconfiggere il COVID. Se non le viola apertamente, viene accompagnata da articoli di factchecking e il suo traffico viene ridotto dell’80%. “Abbiamo osservato che nel 95% dei casi, quando compare un contenuto segnalato da noi come falso la gente non clicca”. Abbiamo eliminato per esempio gli articoli che dicevano che il distanziamento non funziona” conclude Iacolare. È chiaro che il problema di come trattare l’incertezza rimane. Se sul distanziamento sociale c’è stato accordo da parte della comunità scientifica, non è così per altri aspetti, ancora aperti. Non basterà linkare le ultime affermazioni ministeriali, se esse stesse danno prova di essere incerte. Il social network del futuro dovrà saper vincere questa sfida.

LA MEDICINA DEL FUTURO

L’incertezza deriva anche dalla complessità, che investe e fonda la ricerca medica e farmacologica, ma quest’ultima è l’arma più potente che abbiamo per fare dei passi in avanti importanti in medicina. Lo ha spiegato in maniera magistrale Lisa Sanders nel tuo TED Talk, proiettato in anteprima da FightTheStroke, sull’importanza di rivedere il metodo diagnostico alla luce della presa d’atto dell’incertezza che in medicina 1+1 faccia sempre 2. Spesso ci troviamo davanti a un 3 perché c’era un 1 nascosto che non sapevamo vedere. Saper affrontare la complessità significherà saper fare diagnosi migliori. Aggiungere complessità semplificherà le nostre vite. Riccardo Sabatini è uno scienziato, imprenditore di fama mondiale specializzato nella modellistica numerica di sistemi complessi, che vanno dalla scienza dei materiali, ai mercati finanziari, alla genomica computazionale fino alla progettazione di farmaci. “In farmaceutica la complessità è la nostra arma vincente e questo perché la biologia stessa è complessa. Dentro al genoma ci sono le ricette per produrre le proteine, e ce ne sono decine di migliaia. Proteine che sono un’enorme concertazione di chimica, e che servono per far fare qualsiasi cosa al nostro corpo.” Le proteine si scambiano “pezzi” migliaia di volte al secondo: piccole molecole di decine di atomi che si inseriscono nel mare di tutte le molecole del nostro corpo agganciandosi a una sola di queste proteine, cambiando solo il suo funzionamento. “Qualcosa di affascinante, quasi incredibile, e che richiede la compenetrazione di meccanica quantistica, analisi dati, biologia. Una complessità vincente – conclude Sabatini – come dimostra anche ciò che sta avvenendo in questi mesi di lotta nei confronti della COVID-19. Il sequenziamento del virus per identificarne le proteine è avvenuto in tempistiche inaudite: 20 anni fa ci avremmo messo anni. Adesso stiamo cercando la proteina che si incastri nel posto giusto per bloccare un certo meccanismo senza bloccarne altri. Una sfida enorme per vincere l’incerto.”
E in tutta questa incertezza, il nostro augurio è quello di trovarci fisicamente insieme il prossimo anno per la nuova edizione di Call4brain – FightTheStroke.

Last modified: 3 Luglio 2020