La vita del Terzo Settore dopo la Covid-19

Vita| A cura della Redazione

Con oltre un miliardo di euro donati per il Coronavirus, il Terzo Settore rischia un brusco risveglio post-emergenza

L’effetto metaforico della pandemia globale da Covid-19 è simile a quello generato da un grande sasso lanciato nello stagno: una moltitudine di cerchi concentrici che si espande fino a occupare tutto lo spazio disponibile. Non esiste un settore della società che non è stato investito dagli effetti della pandemia, ma le manifestazioni più gravi, come sempre, riguardano quelle realtà i cui bisogni erano già inascoltati prima dell’arrivo del nuovo virus. Solidarietà, senso di comunità e filantropia non si sono fatti attendere: come affermato nello speciale “Donatori d’Italia” da Giulio Sensi per il Corriere della Sera (una parte è disponibile qui)
“La generosità degli italiani è l’anticorpo più veloce attivato contro il Covid-19.” I dati (stimati in via prudenziale) parlano di almeno 1,2 miliardi di euro in denaro, beni e servizi messi a disposizione da aziende, enti e cittadini.
In particolar modo, quello della ricerca e della salute, è un ambito in cui la filantropia degli italiani è stata, per evidenti ragioni, molto forte: nel solo mese di marzo aveva donato per questa causa, il 30% in più delle persone che lo aveva già fatto nel 2019.
Perché allora soffiano venti di cristi sul Terzo settore? Perché, ci aggiorna Giulio Sensi, secondo un’indagine su 130 realtà non profit dell’Istituto Italiano della Donazione “solo un 12% di organizzazioni raccoglie di più durante l’emergenza. Il 38% ha un calo delle entrate superiore al 50%”. La Covid-19 rischia quindi di avere un effetto boomerang: impoverire il settore deviando tutte le risorse sull’emergenza virus. Soprattutto, la crisi post Covid-19 produrrà necessariamente una contrazione dei piccoli donatori.


Il ruolo strategico del Terzo settore nella ripresa post-crisi e come sostegno alla giustizia sociale è stato però riconosciuto nei fatti dal Decreto Rilancio, dove viene previsto un rifinanziamento del fondo per le attività degli Enti del Terzo Settore pari a 100 milioni di euro, come sottolinea Francesca Puglisi (sottosegretario alle Politiche Sociali) .
Misure che sono state apprezzate dal Forum Terzo Settore, la cui portavoce nazionale Claudia Fiaschi si augura che “ad ogni livello istituzionale si intensifichi la collaborazione strategica con il nostro mondo. Solo così potremo dare una risposta efficace alle tante problematiche sociali e ai nuovi bisogni legati a questa emergenza.”
Pensare infatti di ottenere dei cambiamenti a colpi di decreti “di emergenza” e azioni filantropiche di tipo reattivo, non è una strategia. Occorre provare a cambiare paradigma, cominciando dalla evidente fragilità del nostro sistema economico e sanitario messa allo scoperto dall’emergenza Covid-19.
Spesso definito “terzo pilastro” dell’economia, il terzo settore durante la pandemia ha mostrato di essere molto di più: il tipo di know how sul territorio, la capillarità con cui raggiunge le comunità e riesce a rispondere a bisogni locali ha reso ancora più evidente la necessità della così detta “sussidiarietà circolare” secondo cui i tre soggetti (pubblico, privato e terzo settore) senza che si instaurino gerarchie interagiscono in modo virtuoso per progettare e amministrare interventi per lo sviluppo della persona.
“Un conto è un intervento teso a dare risposte all’emergenza, altro – ed è quello che manca – è porre le basi per una prospettiva che guardi non solo al presente, ma anche al futuro” contesta Giuliano Pisapia in un articolo di Rep: (Repubblica).

Tornare alla normalità?

Per ripartire occorre un rinsaldamento di relazioni sociali positive: ci vuole fiducia e coesione sociale. È evidente quindi che se dobbiamo parlare di ritorno alla normalità, è al Terzo Settore che dobbiamo rivolgerci: qualora la crisi colpisca in modo duro le organizzazioni no profit, portando a una desertificazione dei servizi garantiti da questo tipo di comparto sociale, la dimensione comunitaria, già messa a dura prova dal distanziamento sociale, potrebbe fare fatica a trovare di nuovo un senso.

Last modified: 3 Luglio 2020