zoom

Zoom & Co: amici o nemici?

Vita, Tech no tech| A cura della Redazione

Se all’inizio del lockdown abbiamo tirato un sospiro di sollievo nel realizzare quante riunioni di persona potevano essere evitate grazie alle videocall, alla fine della quarantena abbiamo dovuto tristemente constatare che molte delle riunioni online potevano essere sostituite da una semplice telefonata.
Zoom, Skype, Webex, Meet, per alcune di queste app i download negli ultimi mesi sono aumentati del 100%. Zoom ha recentemente affermato di aver raggiunto 300 milioni di partecipanti giornalieri (se volete vedere altre statistiche le trovate qui). È grazie a questi software se non solo gli incontri di lavoro, ma anche la terapia con lo psicologo, la didattica a distanza e il contatto con amici e familiari, sono stati comunque possibili. Eppure la comunità di psicologi e neuroscienziati ha sollevato alcune preoccupazioni. E non si tratta di privacy e sicurezza dei dati e delle informazioni condivise. Si tratta dell’effetto che può avere sul nostro benessere psicologico. Ansia, isolamento, sensazione di essere “scollegato”: sarebbero questi gli effetti sul nostro cervello che la distorsione e i ritardi tipici della comunicazione video potrebbero avere. Questo perché il frequente blocco dell’immagine, o un’immagine fuori fuoco o l’audio non sincronizzato con il video confondono la nostra percezione e fanno letteralmente “saltare per aria” i segnali sociali che sottendono e permettono la comunicazione. Il risultato? Il nostro cervello, di fronte a un audio de-sincronizzato, a una immagine in freezing, o alla scomparsa dell’immagine, cerca di colmare le informazioni mancanti, producendo in noi una sensazione di confusione e smarrimento.
Se poi la videocall è di gruppo, e quindi ci troviamo di fronte la tipica schermata a griglia con più persone, si aggiunge un ulteriore elemento di difficoltà: quello di cercare di decodificare più persone nello stesso momento.


Il risultato? Il nostro pensiero è meno solido e compatto, e la nostra capacità di ragionamento sfilacciata.
Meglio una telefonata? Sì, se l’obiettivo è quello di comunicare qualcosa in modo veloce e efficace. Perché le espressioni facciali sono qualcosa a cui il nostro cervello è estremamente sensibile: un increspatura delle labbra, la contrazione degli occhi, sono tutti messaggi che il cervello decodifica e traduce, la maggior parte delle volte senza che ce ne accorgiamo. La decodifica di queste espressioni è essenziale per la comprensione reciproca. Negli attuali software di videocall la connessione non è mai abbastanza potente da permettere una immagine nitida chiedendo uno sforzo supplementare da parte del cervello per riconoscere l’emozione pixellata che ha davanti. Per non parlare dell’attivazione dei neuroni specchio: il mirroring è un altro elemento fondamentale nella comunicazione con l’altro, per creare empatia e connessione. Ma se abbiamo di fronte una immagine in video chat questa “lettura profonda” dell’altro diventa difficile. Soprattutto diventa impossibile per il cervello “prevedere” le reazioni delle persone: o meglio arrivano costantemente messaggi di errore al nostro cervello, errori di previsioni. Laddove ci aspetteremmo un sorriso, il video ci potrebbe restituire una immagine bloccata. Il ritardo nel feedback per il nostro sistema neurocognitivo è estenuante.
Anche l’impossibilità di guardare negli occhi il nostro interlocutore ha un effetto negativo. A seconda di dove è posizionata la telecamera, la direzione dello sguardo risulta il più delle volte laterale rispetto al nostro sguardo, questo perché ciascuno di noi guarda se stesso durante la conversazione. È anche questo il motivo alla base della forte resistenza da parte dell’Unione delle Camere Penali Italiane alla possibilità di eseguire un processo “da remoto”.
Addirittura si è coniato un termine per definire lo stress legato alle videocall: la Zoom fatigue, questo perché in quarantena abbiamo visto letteralmente dissolversi quelli che erano limiti e confini previsti dall’etichetta sociale. Imparare a “declinare” una videochiamata è diventata un’arte necessaria.

Last modified: 8 Luglio 2020